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Buon 2026 al riciclo!

Adesso tutti si muovono per salvaguardare la filiera, ma chi è davvero in grado di assicurare i controlli? Il punto a cura del consrozio C.A.R.P.I.

1 gennaio 2026 00:12

carpi ricicloForse alzare un po’ la voce è stato utile: certamente da un “portatore di interessi” all’altro le valutazioni circa la gravità e l’urgenza della crisi del comparto del riciclo delle materie plastiche possono variare di sfumature, ma sul fatto che ci si trovi di fronte ad una situazione anomala e critica l’accordo sembra giustamente unanime.

Non a caso è stato promosso dal MASE un apposito “tavolo”, arrivato appena prima di Natale alla sua terza riunione, e, sempre in pieno clima natalizio, la Commissione Europea ha prodotto una “Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale e al Comitato delle Regioni” dal titolo “Accelerare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare: un progetto pilota per promuovere la circolarità della plastica”.

L’importanza del documento della UE sta nel fatto che si tratta già di un atto ufficiale formale, mentre il “Tavolo” nazionale (vedi il resoconto del terzo incontro su Polimerica del 23 dicembre u.s.) ancora non si è “condensato” in un piano strutturato ufficiale.

Nel merito il piano delineato dalla Commissione Europea (vedi il testo in Inglese), dopo un’introduzione in cui si prende atto che “nonostante queste opportunità, i progressi verso un'economia veramente circolare rimangono troppo lenti.
L'UE è ancora lontana dal raggiungere l'ambizione di raddoppiare il tasso di circolarità dell'Europa al 24% entro il 2030”, si può dividere in due parti.

Nella prima si indicano, con le relative tempistiche di attuazione concentrate tutte nel 2026 (e preferibilmente nel primo quadrimestre dell’anno) interventi molto specifici di settore, incentrati più o meno sui temi già da più parti sollevati:

  • superare la frammentazione del mercato, completando il lavoro sui criteri di cessazione della qualifica di rifiuto a livello dell'Unione e garantendo una maggiore certezza giuridica per gli investimenti nel riciclo chimico, proponendo regole univoche per l’” allocazione del bilancio di massa", a partire dalle bottiglie di PET nell’ambito della Direttiva SUP;
  • assicurare parità di condizioni sul mercato a fronte di diffusi fenomeni di importazioni in dumping di polimeri sia “vergini” che riciclati da paesi extra-UE, modificando il Regolamento sulla plastica riciclata destinata al contatto con gli alimenti, creando codici doganali separati per le plastiche riciclate, eseguendo audit dedicati per i materiali a contatto con gli alimenti, supportando i laboratori di controllo con l’organizzazione di un seminario TAIEX (“Technical Assistance and Information Exchange Instrument”) per consentire alle autorità nazionali di vigilanza del mercato di svolgere la loro funzione di controllo, effettuando una valutazione per determinare la necessità di misure aggiuntive per garantire parità di condizioni per la catena del valore della plastica nella UE;
  • rilanciare e rafforzare l'Alleanza Circolare per la Plastica per identificare, discutere e affrontare congiuntamente le principali sfide che il settore europeo della plastica si trova ad affrontare con gli attori del settore e gli Stati membri, con l’obiettivo che l'Alleanza rinnovata possa funger da “cabina di regia” per gli interventi).

La seconda parte pone invece obiettivi “macro” sicuramente ambiziosi e fortemente integrati nelle politiche di sviluppo ed innovazione complessive del “Sistema Europa” basate sulla sostenibilità e la circolarità, ma, proprio per questo, sicuramente dal profilo più incerto e dalla tempistica più lunga.

carpi granulo verdeTornado ai provvedimenti più mirati ed immediati, la domanda che sorge spontanea riguarda la capacità di controllo. Anche se la UE sembra aver capito che è questo il vero problema e che se non viene risolto in maniera credibile ogni misura diventa vana o per lo meno largamente aggirabile, restano molti dubbi, stante anche l’oggettiva complessità tecnica, circa l’effettiva possibilità di organizzare un capillare sistema di controlli sulle importazioni extra-UE, per verificare la rispondenza ai requisiti qualitativi che la UE intende innalzare ma anche, “banalmente” per distinguere il riciclato “vero” dal “vergine” spacciato come tale e venduto a prezzi stracciati.

Infine, visto che i rifiuti sono una risorsa e che la chimica sta chiudendo in tutta Europa, sarebbe opportuno incentivare gradualmente l’utilizzo del granulo riciclato Italiano nella produzione di manufatti in plastica, per far sì che l’economia circolare non resti solo una storia scritta sui libri.

Buon nuovo anno a tutti.

Con il contributo di:
Consorzio C.A.R.P.I.
Tel +39 041 449055
www.consorziocarpi.com 

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