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Riciclo: nelle difficoltà bisogna fare squadra

Nei momenti di crisi, ma anche dopo, è importante collaborare. Il punto di vista del Consorzio C.A.R.P.I. nel difficile scenario di mercato per la filiera del riciclo di plastiche.

3 marzo 2026 11:33

carpi pubblicitàIl Consorzio C.A.R.P.I. ha l’ambizione di definirsi “filiera”: per scelta statutaria, infatti, raggruppa imprese che svolgono ruoli diversi nel ciclo delle materie plastiche.

Non solo la parte terminale e fondamentale per “chiudere il cerchio” rappresentata dai riciclatori, ma anche - risalendo nella catena del valore -, i raccoglitori che assicurano l’approvvigionamento di rifiuti di qualità e, scendendo, i trasformatori che utilizzano granulo sia vergine che riciclato per la produzione di nuovi manufatti, senza dimenticare le imprese che offrono servizi all’intero comparto.

Questo ecosistema - che include anche i produttori di materia prima vergine (sempre più impegnati nel riciclo) - ha interesse che la plastica sia sempre più un materiale effettivamente “circolare”, non solo nella percezione, ma soprattutto nella realtà.

LA CENTRALITÁ DEL RICICLO. In questo “sistema” il riciclo e i riciclatori occupano senz’altro un ruolo indispensabile: senza di loro, il cerchio si spezza.
Per questa ragione, l’intera filiera di C.A.R.P.I. vive con preoccupazione la fase di profonda difficoltà in cui si versa l’industria del riciclo delle materie plastiche sia italiana che europea, perché se questo anello dovesse venir meno, la perdita sarebbe esiziale per l’intero comparto.
Le macro-cause di questa crisi, che rischia di diventare strutturale, sono le stesse che già hanno colpito duramente molti settori manifatturieri europei.
C’è infatti una perdita di competitività rispetto a produttori di paesi emergenti che, potendosi giovare di costi della produzione inferiori soprattutto a livello di costi del lavoro e di costi energetici, anche in virtù di sistemi di controllo e di tutela sociale ed ambientale molto più blandi, riescono a praticare sui mercati globali prezzi che mettono fuori mercato la produzione dei paesi di più antica e sedimentata industrializzazione.

CONCORRENZA SU PIÚ PIANI. Nel caso delle materie plastiche, la situazione è più complessa: la concorrenza non si gioca solo tra materiale riciclato di produzione UE ed extra-UE, ma anche tra riciclato e vergine. Il mercato, infatti, è inondato da plastiche vergini provenienti da paesi emergenti, vendute a prezzi nettamente inferiori a quelli del riciclato europeo; materiale vergine che viene talvolta spacciato per riciclato, onde soddisfare la domanda nei settori in cui sono vigenti obblighi di utilizzare quote di riciclato, come nel caso delle bottiglie PET.

carpi cuore veerdeQUALCOSA SI MUOVE. La buona notizia è che le Istituzioni nazionali ed europee hanno finalmente compreso che bisogna intervenire. Ora servono soluzioni concrete, fattibili, che guardino anche all’immediato e non solo al medio-lungo periodo, perché il fattore tempo è decisivo per bloccare l’inerzia negativa e invertire la rotta
L’industria del riciclo delle plastiche sta dimostrando capacità di resilienza, ma occorrono interventi concreti per ristabilire eque condizioni di concorrenza, a tutela non solo del comparto, ma anche dei trasformatori e dei consumatori, che devono avere garanzie di tracciabilità e qualità/sicurezza dei materiali che utilizzano.
Da quando la “crisi” è stata ufficialmente aperta e ha conquistato l’onore delle cronache, abbiamo sentito ripetere da più parti le cose che potrebbero essere fatte per rimediarvi. Tutte proposte sensate e in gran parte condivisibili.

SERVONO PIÚ CONTROLLI. La priorità è potenziare i controlli sulle importazioni extra-comunitarie di plastica, vergine e riciclata, dotando al contempo gli organismi preposti alle verifiche degli strumenti normativi e regolamentari necessari, laddove carenti, a cominciare dall’introduzione di codici doganali differenziati tra plastica vergine e plastica ricicclata.
Il restringimento delle maglie dei controlli all’ingresso dovrebbe essere accompagnato dall’adozione in tempi rapidissimi, da parte dell’Unione Europea del provvedimento, attualmente in bozza, che introduce procedure e meccanismi finalizzati alla verifica dell’intera filiera produttiva del riciclato proveniente da paesi extra-comunitari, al fine di vincolare la giusta competizione commerciale al rispetto dei medesimi standard qualitativi, in primis nell’interesse e per la sicurezza dei consumatori.

logo carpiSPINGERE LA DOMANDA DI RICICLATO. C’è poi l’esigenza di introdurre misure per incrementare la domanda di riciclato. Bisogna incentivare le imprese trasformatrici a utilizzare granulo riciclato di provenienza UE per la produzione di nuovi manufatti. Come punto di partenza si potrebbe prendere, almeno nel breve periodo per superare la fase più acuta della crisi, il provvedimento adottato in Francia nel 2025, che prevede “premi” per i trasformatori che utilizzano riciclato. E verificare, al contempo, l’effettiva e concreta applicazione dei CAM (Criteri Ambientali Minimi) nel GPP (Green Public Procurement).

FARE SQUADRA. É importante fare presto, ma non basta. Al di là - e prima ancora - degli interventi normativi e delle grandi riunioni, è indispensabile “fare insieme”; unire gli sforzi di tutte le imprese della filiera del mondo plastica per “fare squadra”. Essere consapevoli che una forte e sana industria del riciclo è indispensabile all’intera filiera; è interesse di tutti sostenere e preferire il riciclato italiano in questo momento di difficoltà per supportare il rilancio del comparto.
L’”economia circolare” di cui tanto si parla, sempre più spesso a sproposito o solo per farsi belli (ah, il greenwashing…!), richiede in primo luogo, relativamente alle materie plastiche di utilizzare davvero i granuli riciclati, quelli “veri” e a “denominazione d’origine controllata”, che assicurano la qualità.
Le norme e gli obblighi, infatti da soli non bastano: anzi, spesso, risultano solo degli appesantimenti o si rivelano di fatto inapplicabili, generando disorientamento e incertezza, per non dire timore, nelle Imprese. Duque le soluzioni non si trovano nei massimi sistemi, ma applicando il buon senso e la collaborazione tra aziende, in particolar modo in tempi come quelli che stiamo vivendo, con l'industria chimica europea in ritirata.
In un paese come il nostro, povero di materie prime, la plastica riciclata dovrebbe essere una delle prime risorse da utilizzare.

Con il contributo di:
Consorzio C.A.R.P.I.
Tel +39 041 449055
www.consorziocarpi.com 

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