25 luglio 2025 08:42
Dow ha chiuso il secondo trimestre del 2025 con un fatturato di 10,1 miliardi di dollari, in calo del -7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Questo risultato riflette una contrazione generalizzata in tutti i segmenti, con una flessione dei volumi dell’1% su base annua e del 2% rispetto al trimestre precedente. Gli aumenti nei volumi venduti negli Stati Uniti e in Canada sono stati più che compensati dai cali in Europa, Medio Oriente, Africa e India.
I prezzi in valuta locale hanno registrato una flessione del -7%.
Nel comparto Packaging & Specialty Plastics, le vendite nette si sono attestate a 5 miliardi di dollari, con una flessione del -9% rispetto allo stesso periodo del 2024. I prezzi sono diminuiti del -10%, a causa soprattutto del ribasso nei polimeri downstream. A compensare in parte questo trend è intervenuto un incremento nei volumi (+1%), sostenuto da maggiori vendite di energia e polietilene, nonostante il rallentamento nelle resine funzionali.
La messa in funzione dell’impianto per polietilene Poly-7 sulla costa del Golfo ha determinato un calo delle vendite di etilene a terzi, contribuendo alla riduzione del fatturato, ma - in prospettiva - ciò dovrebbe favorire un miglioramento dei margini grazie all’integrazione a valle.
Il trimestre si è chiuso per il gruppo chimico statunitense con una perdita netta di 801 milioni di dollari, mentre il risultato operativo (Ebit) è stato negativo per 21 milioni di dollari, in calo di 840 milioni rispetto all’anno precedente, a causa principalmente della diminuzione dei prezzi e degli utili da partecipazioni.
"Stiamo implementando azioni incisive in risposta a un contesto di utili strutturalmente più bassi, aggravato dalle recenti incertezze legate a tariffe e commercio internazionale", ha spiegato il CEO di Dow, Jim Fitterling. Interventi che dovrebbero generare oltre 6 miliardi di dollari entro il 2026. "Allo stesso tempo - ha aggiunto Fitterling -, stiamo lavorando per migliorare i margini e ottimizzare il nostro portafoglio globale, come dimostrano le recenti decisioni in Europa".
All'inizio del mese, il gruppo chimico ha annunciato di voler chiudere definitivamente, tra due anni, il cracker per etilene di Böhlen in Germania e gli impianti per cloro-alcali e vinili di Schkopau, sempre in Germania. Entro la metà dell'anno prossimo sarà fermato definitivamente anche l’impianto per silossani di Barry, nel Regno Unito (leggi articolo).
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