11 novembre 2025 08:50

Aggiornato l'11 novembre ore 15
Ineos affila le armi e si prepara a guidare una crociata contro le importazioni a basso costo e ad alta intensità di carbonio provenienti da Asia, Medio Oriente e Stati Uniti, che stanno mettendo a rischio la manifattura europea e per le quali - sostiene - non vi sono difese efficaci a livello UE.
Il gruppo britannico ha confermato oggi di aver presentato, o di essere in procinto di presentare, dieci denunce anti-dumping presso la Commissione europea. per quanto riguarda ABS e 1,4 butandiolo (BDO), sono già state presentate richieste di dazi - fa sapere Ineos -. Ulteriori richieste saranno sottoposte a Bruxelles per PVC, MEG (glicole monoetilenico), PTA, polietilenglicole, acetato di butile, soda caustica, acido acetico e anidride acetica, poliolefine.
L'obiettivo - afferma - è proteggere impianti produttivi, lavoratori qualificati e investimenti pluriennali, oltre a tutelare le catene del valore strategiche di settori chiave come l’automotive, la difesa, l’elettronica, l’edilizia, il packaging e la farmaceutica.
Il tema è quello già ribadito in passato dal gruppo chimico e dal suo fondatore e CEO Jim Ratcliffe: le imprese europee operano con costi energetici tre o quattro volte superiori rispetto all’Asia o agli Stati Uniti e devono farsi carico di costi unilaterali per le emissioni di CO2, mentre gli importatori stranieri non pagano né l’uno né l’altro - afferma il gruppo chimico -. Le conseguenze sono evidenti: "secondo i dati di Cefic, le importazioni dalla Cina sono aumentate dell’8,3% solo nella prima metà del 2025, innondando il mercato di prodotti ad alte emissioni che pagano solo una frazione dei nostri costi energetici e nessun prezzo per la CO2".
Ineos - che sta investendo in un polo petrolchimico nel Porto di Anversa, il Project One (leggi articolo) - lamenta la scarsa efficacia delle misure prese fino ad oggi . “Bruxelles ha troppi casi, troppo poco personale e reagisce con troppa lentezza".
Nel caso dell'ABS, la Commissione riconosce che i produttori europei stanno subendo danni equivalenti al 67% della loro redditività normale - sostiene Steve Harrington, CEO di Ineos Styrolution -. Eppure, propone dazi anti-dumping del 3,7%, del tutto inefficaci. “Questa è autodistruzione industriale”, nota Harrington, denunciando il rischio concreto per sei impianti europei e oltre 1.000 posti di lavoro.
Le istituzioni comunitarie vengono messe sotto accusa anche per le poche risorse messe a disposizione e la lentezza burocratica, lasciando così campo libero ai competitor internazionali. “L’Europa parla di autonomia, resilienza e Green Deal - afferma Tom Crotty, direttore del gruppo Ineos -. Ma quando si trova davanti al dumping, mostra solo debolezza. Gli impianti chiudono, le importazioni ad alta intensità di carbonio aumentano, e i politici dormono alla guida. Se l’Europa non si sveglia in fretta, non perderà solo l’industria chimica: perderà le fondamenta dell’intero settore manifatturiero europeo”.
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