23 dicembre 2025 08:43
Per il grande comparto dei beni strumentali il 2025 non ha segnato un cambiamento di rotta: dopo il forte calo di fatturato del 2024 (-7,4% a 52,5 miliardi di euro), per l'anno in corso ci si attende un'ulteriore flessione del -2,1% a 51,8 miliardi, complice la debole domanda proveniente dall'estero.
Dovrebbe andare leggermente meglio l'anno prossimo, con una stabilizzazione del fatturato sui livelli del 2025.
A scattare la fotografia del comparto è Federmacchine, che durante il Consiglio Generale tenutosi nei giorni scorsi a Milano ha diffuso i dati sull'andamento dei primi nove mesi dell'anno e le stime di preconsuntivo.
Il valore dell’export si è attestato a 34,7 miliardi di euro (-5,4%), mentre le consegne sul mercato interno sono tornate a crescere del +5,3% a 17 miliardi, sostenute dalla ripresa del consumo domestico di macchinari, cresciuto a 27,2 miliardi (+4,8%).
“Dopo gli anni di grande espansione, l’industria italiana costruttrice di beni strumentali si è trovata ultimamente a fare i conti con una condizione di instabilità geopolitica profonda e generalizzata - ha spiegato Bruno Bettelli, presidente di Federmacchine (nella foto) -. Di ciò ne ha risentito il nostro export e, di conseguenza, il fatturato del comparto. Crisi della Germania, dazi di Trump, conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, chiusura del mercato cinese e rafforzamento della capacità manifatturiera del Paese del Dragone sono gli elementi che rendono davvero complicata la nostra attività oltreconfine.”
Bettelli ha riportato al Consiglio anche la preoccupazione sull’incertezza che aleggia intorno all’accordo UE-Mercosur, un mercato potenziale di oltre 270 milioni di consumatori, con una domanda in crescita per beni strumentali, soluzioni industriali, macchinari, tecnologie per l’energia, l’agroindustria, le infrastrutture e la manifattura avanzata.
"Rinunciare a questo sbocco - ha sottolineato il Presidente di Federmacchine - significherebbe indebolire la competitività delle nostre imprese e lasciare spazio ai concorrenti esteri.
Per molti prodotti industriali italiani, tra cui quelli ad alto contenuto high-tech come i macchinari, oggi penalizzati da dazi elevati, l’intesa consentirebbe un accesso più equo e competitivo ai mercati di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, rafforzando le esportazioni e creando valore lungo le filiere.”
“Quanto all’Italia - ha concluso Bettelli – l’auspicio è che i provvedimenti per la competitività previsti dalla Legge di Bilancio 2026 possano effettivamente sostenere la domanda italiana che, come dimostrano i nostri dati, è tornata a crescere. Ciò che è importante è che le misure siano chiare, di semplice utilizzo e possano essere fruibili già dalle prime settimane dell’anno nuovo, evitando i continui posticipi che abbiamo purtroppo conosciuto con Transizione 5.0 e che hanno congelato la domanda per troppi mesi. Pluriennalità della misura e esclusività di applicazione al Made in EU e ai beni con componenti extra UE a patto siano assemblati in Europa, se confermate, sono, a nostro avviso, ottime scelte, capaci di rispondere, da una parte, all’esigenza delle imprese di pianificare al meglio le proprie attività e, dall’altra, alla necessità di rafforzare il mercato EU, il nostro vero mercato interno."
Il Consiglio Generale di Federmacchine ha deliberato la nomina a Segretario Generale di Gian Paolo Crasta (Acimac e Ucima) al posto di Alfredo Mariotti che ha guidato la federazione per oltre 30 anni (leggi articolo).
Aderiscono a Federmacchine dodici associazioni in rappresentanza dei costruttori italiani di beni strumentali: Acimac, Acimall, Acimga, Acimit, Amafond, Amaplast, Assomac, Confindustria Marmomacchine, Federtec, Gimav, Ucima e Ucimu.
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