4 marzo 2026 16:44
Con qualche giorno di ritardo rispetto al previsto, la Commissione europea ha presentato oggi il pacchetto Industrial Accelerator Act (IAA), misure che dovrebbero sostenere l'industria europea in un momento particolarmente difficile per il comparto manifatturiero, sostenendo al contempo l’adozione di tecnologie più pulite.
Punto cruciale della proposta (scaricabile in allegato) è l'introduzione di requisiti Made in UE e low-carbon per accedere ad appalti e incentivi pubblici in settori strategici quali acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie net-zero (batterie, solare, eolico, pompe di calore e nucleare), con possibilità di estendere successivamente l'ambito di applicazione anche ad altri settori ad alta intensità energetica come quello chimico, ritenuto comunque strategico.
Una lacuna rilevata anche da Cefic, la federazione della chimica europea. "Serve di più, soprattutto sul fronte della domanda, dove le disposizioni sugli appalti pubblici restano limitate per il comparto chimico", si legge in una nota. "L’inclusione della chimica in diverse disposizioni chiave riconosce il ruolo strategico dell’industria chimica come ‘industria delle industrie’ - afferma Sylvie Lemoine, vicedirettrice generale di Cefic -. L’attenzione deve ora spostarsi sull’effettiva attuazione della proposta, con la chimica pienamente inclusa nel suo campo di applicazione, valorizzando il lavoro della Critical Chemicals Alliance, così che l’industria possa beneficiare pienamente degli obiettivi dell’Act.”
La proposta legislativa prevede inoltre l’obbligo per gli Stati membri di istituire un processo unico di autorizzazione digitale, al fine di accelerare e semplificare i progetti nel comparto manifatturiero, che potrebbero in questo caso riguardare anche la chimica, in quanto energivora.
Viene anche incoraggiata, in linea con il rapporto Draghi, una maggiore reciprocità negli appalti pubblici, prevedendo un trattamento paritario per i Paesi che garantiscono alle imprese dell’UE accesso ai propri mercati.
L’IAA stabilisce anche condizioni per i grandi investimenti nei settori strategici (superiori a 100 milioni di euro), quando un singolo Paese terzo controlla oltre il 40% della capacità manifatturiera globale. In questo caso, gli investimenti dovranno creare posti di lavoro di qualità - minimo il 50% di occupazione europea - , trainare innovazione e crescita e generare valore reale nell’UE tramite trasferimento di tecnologia e know-how, oltre al rispetto dei requisiti di contenuto locale.
Per quanto concerne l'iter procedurale, il Regolamento proposto sarà negoziato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima dell’adozione e dell’entrata in vigore.
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