24 marzo 2026 11:25
Il “paradosso del calabrone” è l’idea — falsa, ma ormai celebre — secondo cui il calabrone, stando ai calcoli dell’aerodinamica, non dovrebbe poter volare. Eppure vola.
La Moretto di Massanzago, in provincia di Padova, porta questo concetto a livello industriale: il modello produttivo fortemente integrato e verticalizzato, con il 75% dei componenti realizzati all’interno, lamiere comprese, non dovrebbe essere sostenibile secondo i canoni manifatturieri oggi più diffusi. Eppure funziona. Tanto che l’azienda ha recentemente completato un nuovo reparto produttivo da 6.000 metri quadrati per consolidare ed espandere la produzione.
Il press tour organizzato da Promaplast, l’ente che organizza il Plast di Milano, ha permesso di osservare da vicino questo modello industriale, che non è — come si potrebbe pensare — il frutto di un retaggio del passato, ma una scelta precisa, sostenuta da continui investimenti.
INTEGRAZIONE VERTICALE. A Massanzago, il concetto di integrazione verticale parte dalla lavorazione della lamiera e arriva allo stampaggio a iniezione di alcuni componenti, fino all’estrusione dei tubi in plastica su impianti utilizzati allo stesso tempo per sviluppare nuovi prodotti, come deumidificatori e dosatori, e formare gli operatori, propri e dei clienti.
La metal division di Massanzago dispone di 12 impianti laser, presse piegatrici connesse al MES, oltre a 9 presse per imbutitura. È una scelta identitaria, prima ancora che organizzativa.
Renato Moretto (nella foto), fondatore e patron dell’azienda, la rivendica con chiarezza: “Siamo un’azienda un po’ presuntuosa, nel senso che siamo verticalizzati quasi all’inverosimile, facciamo tutto quello che gli altri non vogliono o non possono fare... O quasi tutto”.
L’imprenditore veneto lega questa impostazione a due fattori chiave: capacità di risposta alle esigenze dei clienti e controllo della qualità in ogni fase del processo produttivo.
“Il modello ‘compro, assemblo e vendo’ è giunto al capolinea, perché non è in grado di garantire il livello di qualità richiesto nelle fasce superiori del mercato, dove possiamo ancora essere competitivi rispetto alla concorrenza”.
Alla domanda se un approccio di questo tipo non rischi di gravare sui costi, Moretto ribatte: “Non è vero: costa meno, se si sa come farlo". "Per esempio, con i nostri numeri possiamo permetterci una macchina a controllo numerico con 5 assi, di ultima generazione; un investimento che un subfornitore non è sempre in grado di effettuare. Abbiamo investito solo nelle macchine utensili 7 milioni e mezzo di euro in un anno".
MENO DIPENDENZA DA FORNITORI E SUPPLY CHAIN. È un messaggio che emerge con chiarezza visitando il complesso industriale. Moretto non vuole dipendere dai fornitori per le operazioni che considera cruciali nella formazione del valore dei suoi prodotti.
La ragione non è soltanto industriale, ma anche commerciale: in mercati globali, con clienti sempre più esigenti e tempi di reazione sempre più compressi, perdere il controllo della catena significa, nella lettura dell’azienda, indebolire la propria proposta. “Vogliamo mantenere al nostro interno il know-how", commenta l’imprenditore.
La catena produttiva parte da lamiera in acciaio inox, passa attraverso i semilavorati e arriva alla macchina assemblata, sempre all’interno di un ecosistema integrato e tracciato. Ogni fase è monitorata da un Manufacturing Execution System (MES), che consente di sapere dove si trova ogni componente, in quale fase di lavorazione si trova e a quale assemblaggio è destinato. Un controllo necessario per gestire un portafoglio molto ampio di macchine e mantenere la promessa sui tempi di evasione dell’ordine.
ANCHE VITI e TUBI PRODOTTI ALL'INTERNO. Particolarmente significativa è la scelta di produrre internamente elementi che altrove verrebbero affidati ad altre aziende in subfornitura perché ritenuti non 'core'. È il caso delle viti di dosaggio, che rappresentano una parte centrale delle prestazioni del sistema, come anche dei tubi flessibili per il trasporto del materiale.
"La qualità delle materie prime che impieghiamo nella produzione delle tubazioni non è reperibile sul mercato", spiega Moretto.
Lo stesso discorso vale per la grande linea di verniciatura automatica a polvere, che permette di trattare componenti lunghi fino a sei metri, aumentando l’autonomia produttiva e la flessibilità nelle personalizzazioni.
AUTOMAZIONE NELLA LOGISTICA. A supportare questa architettura industriale c’è una rete di 32 magazzini automatici, introdotti inizialmente per i ricambi e poi estesi alla produzione. L’efficacia è stata verificata in ottica lean production: maggiore velocità nel reperimento delle parti, minori tempi di attesa, più controllo sul flusso dei materiali.
È un aspetto meno spettacolare rispetto alle macchine utensili, ma probabilmente altrettanto importante per sostenere l’integrazione interna su scala industriale.
La rapidità di risposta, del resto, è uno degli argomenti più forti del fondatore dell’azienda veneta. “Non dipendiamo dai tempi del fornitore. Se stiamo installando una linea e serve un componente a causa di una variabile in corso, possiamo consegnarlo in mezza giornata al cliente, su misura e verniciato. Non è necessario attendere tre o quattro giorni”. Una frase che restituisce bene il vantaggio competitivo che Moretto attribuisce alla propria organizzazione industriale.
NUOVO REPARTO. Il press tour è servito anche a mostrare i nuovi spazi destinati alla produzione. A Massanzago è stato completato un nuovo reparto da 6.000 metri quadrati, che raddoppierà l’area dedicata agli assemblaggi e vedrà una riorganizzazione dei reparti e della logistica.
Non si tratta solo di superficie, ma di una rivistazione radicale del layout produttivo.
Nel nuovo capannone verrà trasferita la produzione, mentre gli spazi liberati saranno destinati a ricerca e sviluppo, ingegneria, prototipazione, testing e qualità, oltre che alle produzioni speciali. Mostrando l’ampio spazio ancora da allestire, Moretto spiega: “Qui gestiremo i lotti ricorrenti, nell’altro stabilimento assembleremo i sistemi speciali, che richiedono lavorazioni su misura. Una parte degli spazi che si libereranno sarà trasformata in aree tecniche e dimostrative dedicate ai diversi settori applicativi, dal packaging al soffiaggio, dal medicale ai cavi".
INTERNAZIONALIZZAZIONE CONTROLLATA. La verticalizzazione di Moretto non si esaurisce entro i confini del Veneto. L’azienda ha costruito negli anni una presenza industriale in Polonia, nata — spiega Renato Moretto — per rispondere a una sfida precisa: la saldatura e la carpenteria, attività sempre meno disponibili sul mercato.
“La saldatura, in particolare, è una lavorazione che in Italia fatica a trovare dei volontari".
Dopo due anni di scouting, Moretto ha realizzato in Polonia un capannone da 8.000 metri quadrati e formato circa un centinaio di addetti. Il sito lavora su volumi elevati di carpenteria metallica a supporto delle lavorazioni svolte negli stabilimenti italiani, che rimangono il fulcro per le attività a maggior valore aggiunto, come l’intelligenza di prodotto e il core tecnologico dell'azienda, l’assemblaggio e la carpenteria di precisione. In questo sito la saldatura viene eseguita con Cobot (robot collaborativi).
È dunque una filiera internazionale, ma ancora fortemente centrata su Massanzago come cuore del know-how.
Anche eventuali future espansioni produttive all’estero — con Messico e Marocco monitorati come possibili opzioni — vengono lette in funzione logistica e di presidio dei mercati, non come delocalizzazione del cervello dell’impresa. “Nulla di imminente, ci vorranno un paio d'anni per arrivare a qualcosa di concreto".
Dalla visita a Massanzago emerge un’idea di impresa poco allineata agli standard prevalenti del settore, ma coerente. Moretto difende competitività e qualità non alleggerendo la manifattura, ma rafforzandola.
In questo senso, il sito padovano non è soltanto uno stabilimento produttivo: è la rappresentazione concreta di una strategia industriale controcorrente. Ed è proprio questo il punto. In un mercato in cui molti comprano quasi tutto fuori e assemblano dentro, Moretto si muove in direzione opposta. E, almeno guardando Massanzago, si capisce che Renato Moretto non considera questa scelta una nostalgia manifatturiera, ma una condizione per restare competitivi.
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