14 aprile 2026 09:29
L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha recentemente pubblicato uno studio, Chemical content validation of recycled plastics, sul contenuto di sostanze chimiche nelle plastiche riciclate per via meccanica, che potrebbero avere effetti negativi sulla salute umana e sull’ambiente se non adeguatamente gestite.
Le plastiche vergini possono infatti contenere oltre 13.000 sostanze chimiche, tra cui additivi intenzionalmente aggiunti, come plastificanti e ritardanti di fiamma, e sostanze non intenzionalmente aggiunte.
Secondo i ricercatori, l’identificazione di queste sostanze è ancora più complessa quando i materiali vengono riciclati, poiché le informazioni chimiche possono risultare incomplete o andare perdute lungo la filiera, mentre durante l’uso e il riciclo possono emergere nuovi contaminanti, prodotti di degradazione o di reazione. L’eterogeneità dei rifiuti plastici, unita alla limitata separazione all’origine nei sistemi closed loop, accresce ulteriormente questa complessità.
A differenza di altri lavori che tendono a colpevolizzare le plastiche, vergini o riciclate, lo studio dell’Ocse si sofferma sugli strumenti che possono essere utilizzati per garantire la sicurezza dei materiali rigenerati, attraverso standard, certificazioni e tecniche analitiche impiegate per caratterizzare il contenuto chimico dei materiali secondari.
Il tema è ancora più attuale se si considera che l’obbligo di utilizzo di plastica riciclata nel packaging, anche alimentare, introdotto a livello Ue con la Direttiva SUP e il PPWR, porterà a un incremento delle importazioni extra-Ue, che dovranno essere sottoposte a controlli per garantirne la sicurezza.
L’assunto di partenza è che nessuna singola tecnica analitica è in grado di rilevare tutti i contaminanti, rendendo necessaria una combinazione di screening mirati e non mirati per garantire la sicurezza del materiale. Nonostante esistano diversi standard e certificazioni internazionali, molti si concentrano sulla tracciabilità del processo più che su limiti chimici rigorosi, creando lacune nella regolamentazione.
Tra gli ostacoli principali vengono segnalati gli elevati costi economici delle analisi di laboratorio, la complessità tecnica legata all’eterogeneità dei campioni e l'assenza di standard armonizzati.
Per promuovere un’economia circolare sicura, il rapporto propone strategie come il design sostenibile, una maggiore trasparenza lungo la filiera e lo sviluppo di protocolli di prova riconosciuti a livello mondiale.
Per garantire la sicurezza chimica delle plastiche riciclate, concludono i ricercatori, occorre attuare un approccio integrato, che richiede anche incentivi economici e una maggiore collaborazione nella ricerca.
Vedi anche: Chemical content validation of recycled plastics - OECD Publishing
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