31 luglio 2026 08:42
Non c’è un’unica strada per riciclare i rifiuti plastici, soprattutto se si esce dal perimetro degli imballaggi.
Per recuperare da flussi di scarto eterogenei le plastiche tecniche, in particolare poliammidi e poliuretani, non basta un unico processo.
È quanto sostiene un viewpoint firmato da ricercatori BASF e pubblicato sulla rivista Accounts of Materials Research, che lega la scelta della tecnologia di recupero al tipo di polimero, alla composizione dei rifiuti e alla qualità richiesta al materiale recuperato.
Ciò che serve, osserva Bernhard von Vacano, responsabile delle attività globali di ricerca e sviluppo BASF sulla circolarità delle plastiche, sono sistemi di selezione scalabili e processi complementari adattati ai singoli flussi.
L’approccio proposto suddivide i rifiuti in cinque categorie, in base a origine, concentrazione del polimero e livello o rischio di contaminazione. Ai flussi puri e non contaminati viene associato soprattutto il riciclo meccanico; ai materiali costituiti da un solo polimero, ma degradati o contaminati, la depolimerizzazione; alle frazioni miste ma arricchite, il riciclo a base di solvente; ai residui estremamente eterogenei, la gassificazione.
Se il riciclo meccanico si conferma la strada più diffusa e meno energivora, richiede però frazioni pulite e omogenee. Per rifiuti più complessi, l’articolo prende in considerazione il riciclo a base di solvente, che permette di dissolvere e separare selettivamente il polimero, e la depolimerizzazione, che scompone le plastiche nei monomeri di partenza.
Nei residui automobilistici già post-selezionati, la dissoluzione selettiva consente inoltre di separare e purificare PA6 e PA66, superando alcuni limiti della selezione ottica (NIR), soprattutto nel caso di materiali neri additivati con carbon black
Tra le tecnologie sviluppate internamente, il gruppo tedesco cita il processo loopamid, sviluppato per trasformare rifiuti tessili in nuova poliammide 6, il cui primo impianto commerciale è stato avviato nel marzo 2025 nel sito di Caojing, a Shanghai (leggi articolo).
Nell’articolo viene descritto anche il recupero di PA6 dai residui di frantumazione delle automobili mediante dissoluzione selettiva.
Materiale che è stato impiegato per produrre una guida catena in condizioni prossime alla serie.
In un secondo progetto, componenti smontati, come le coppe dell’olio, sono stati depolimerizzati per recuperare caprolattame, successivamente trasformato in una barra stabilizzarice del telaio (leggi articolo).
Secondo i ricercatori, le vie termochimiche, in particolare la gassificazione, possono trattare flussi molto eterogenei, pur richiedendo maggiori quantità di energia. Alcuni processi per poliuretani e poliammidi hanno già dimostrato la propria fattibilità su scala pilota o in condizioni industrialmente rilevanti, ma il passaggio alla scala industriale richiede sistemi efficaci di gestione dei rifiuti, processi economicamente sostenibili, una disponibilità adeguata di materie prime e un quadro normativo stabile a sostegno degli investimenti.
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