EuPC pubblica i risultati dello studio sugli effetti della plastica degradabile e oxo-degradabile sui film in polietilene riciclato.
19 novembre 2013 06:48
Secondo uno studio condotto dal centro di ricerca austriaco TCKT, i sacchetti in plastica degradabile e oxo-degradabile possono influenzare negativamente la qualità della plastica riciclata anche in percentuali inferiori al 2%.
EuPC aveva lanciato l’allarme a settembre, chiedendo alla UE di creare filiere di raccolta separate (leggi l’articolo). Ora la Federazione dei trasformatori europei ha pubblicato i risultati dello studio, frutto di 3.740 analisi su film ottenuti da 17 diverse miscele di rifiuti plastici, partendo da cinque diversi tipi di sacchetti reperiti sul mercato, prima del loro impiego: uno in polietilene vergine, tre in plastica biobased e compostabile, uno in plastica non biobased e degradabile.
Nel complesso, nel corso di sei mesi sono state riciclate e ritrasformate in film 9,45 tonnellate di materiali, successivamente sottoposti ad analisi per verificare processabilità, caratteristiche meccaniche, ottiche ed estetiche in differenti concentrazioni (2%, 5%, 10% e 50%).
I risultati indicano che aggiungendo fino al 5% di plastiche degradabili al polietilene vergine non si riscontrano problemi di processabilità; le proprietà meccaniche diminuiscono con l’aumentare del contenuto di materiali degradabili, ad eccezione della rottura all’allungamento, specialmente in direzione macchina, che risulta più elevata. Nel complesso, però, l’aspetto estetico del film e le proprietà meccaniche incominciano a degradarsi già a concentrazioni del 2%, in tutte le formulazioni esaminate.
“Negli ultimi anni - sottolinea il direttore di EuPC, Alexandre Dangis - c’è preoccupazione sugli effetti delle plastiche biodegradabili nelle filiere di riciclo meccanico. Questo studio ora dimostra che la raccolta separata dei prodotti in plastica degradabile è necessaria in Europa se si vogliono ulteriormente incrementare i flussi di riciclo e andare verso un’economia circolare”.
Alle accuse sollevate da EuPC, aveva risposto il presidente di Assobioplastiche Marco Versari (leggi la nostra intervista) ricordando i risultati di uno studio condotto da Conai in Italia in collaborazione il Politecnico di Milano e il Consorzio Proplast, oltre che l’Università di Roma per le analisi di LCA. Le prove condotte in impianti industriali, in condizioni reali, utilizzando materiale proveniente dalla raccolta, indicherebbero che la qualità del materiale rigenerato non peggiora fino a concentrazioni di shopper biodegradabili intorno al 10%.
Per approfondimenti: Studio “Impact od Degradable ad Oxo-fragmentable Plastic Carrier Bags on Mechanical Reciclyng”.
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