PlasticsEurope ed EuPC contro il bando, favorevoli invece a forme di tassazione abbinate a riduzione, riuso e riciclo.
25 novembre 2014 06:50
L’accordo raggiunto da Consiglio e Parlamento europeo sul cosiddetto taglia-shopper, proposta per ridurre la quantità di sacchetti in plastica all’interno della UE (qui i dettagli della proposta), ha creato malumore tra i rappresentanti dell’industria della plastica, produttori e trasformatori.
PlasticsEurope, associazione europea dei produttori di materie plastiche, si dichiara a favore di una tassa che colpisca tutti i sacchetti monouso, in qualsivoglia materiale essi siano fatti, ma non condivide l’opzione lasciata agli stati membri di mettere al bando solo quelli in materiale plastico; opzione che potrebbe costituire un pericoloso precedente e creare un patchwork di norme nazionali che in futuro potrebbero essere estese anche ad altri tipi di imballaggio, creando barriere al libero scambio all’interno dell’Unione europea.
“Una tassa obbligatoria è l’opzione migliore, dimostratasi efficace per ridurre il consumo eccessivo di sacchetti di plastica leggera - nota il direttore di PlasticsEurope, Karl-H. Foerster -. Dobbiamo comprendere che la plastica è troppo preziosa per essere buttata via. Un’imposta sui sacchetti può servire a sensibliizzare i consumatori sul valore economico delle risorse utilizzate per produrli”.
Sebbene siano considerati alla stregua di packaging dalla Direttiva sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio, PlasticsEuroper ritiene che i sacchetti andrebbero regolamentati in modo diverso, in quanto non strettamente connessi al prodotto contenuto al loro interno.
L’associazione europea dei produttori di materie plastiche prende anche le distanze dagli additivi oxo-biodegradabili, che andrebbero regolamentati in quanto il processo di frammentazione risulterebbe inadeguato e per il rischio che gli additivi possano interferire con il processo di riciclo meccanico.
Sul tema si è recentemente pronunciata anche l’associazione europea dei trasformatori (EuPC) che, sulla linea di PlasticsEurope, pur accogliendo con favore l’obiettivo generale del provvedimento, esprime forti dubbi sulla possibilità lasciata agli stati membri di derogare l’art.18. “Ciò è dannoso per il mercato interno e creerà incertezza giuridica, con possibili cause legali, in particolare in Italia, dove la legge discrimina i sacchetti in polietilene”, si legge in una nota. In aggiunta, rileva EuPC, in alcuni paesi la nuova direttiva europea potrà incentivare disinvestimenti nel settore del packaging, a causa della complessità delle regole.
Per i trasformatori europei, che si dichiarano delusi per l’esito del trilogo, il testo concordato da Consiglio e Parlamento europeo è troppo complesso, diversamente da quello iniziale proposto dalla Commissione. “Il documento è lungi dall’essere la ‘migliore regolamentazione’ che la nuova Commissione avrebbe potuto adottare e imporrà oneri aggiuntivi alle autorità pubbliche per monitorare il consumo di sacchetti pro capite ed applicare eventuali deroghe - continua la nota -. Se questo testo diventerà legge, torneremo indietro di 20 anni nella regolamentazione del mercato interno per gli imballaggi e i politici non risolveranno i problemi di sovraconsumo di sacchetti in alcuni paesi membri”. Secondo EuPC: “Le istituzioni dovrebbero lavorare con l’industria e non contro di essa”.
Anche per i trasformatori, la soluzione migliore sarebbe l’imposizione di una tassa sugli shopper distribuiti nei negozi di alimenti, abbinata ad un programma volontario per la riduzione, riutilizzo e riciclo dei sacchettii, come l’iniziativa V?Bags Europe lanciata l’anno scorso dslla filiera delle materie plastiche
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