7 aprile 2017 07:35
L’industria italiana che recupera e ricicla gli pneumatici fuori uso (PFU) può essere considerata un’eccellenza a livello europeo e un settore strategico dell’economia circolare, potendo vantare uno dei tassi di riciclo più elevati, in linea con quanto previsto dalla normativa europea. Gli operatori temono però che dalla revisione del Decreto End of Waste possa scaturire “una visione esageratamente restrittiva e inutilmente prudenziale”, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo dei materiali riciclati.
È quanto emerso nel convegno “La gestione degli Pneumatici Fuori Uso tra presente e futuro”, organizzato ieri Roma da Unirigom, Unione Recuperatori Italiani della Gomma aderente a Fise Unire.
I NUMERI. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2015 sono state recuperate in Italia circa 340.000 tonnellate di PFU, per il 45% riciclate per via meccanica, da cui si è ricavato il 76,3% di granulato di gomma, il 23,5% di acciaio e lo 0,2% di fibra tessile; il restante 55% è destinato al recupero energetico, soprattutto presso i cementifici. Una parte significativa viene esportata, essendo ormai saturo il mercato nazionale a causa dell’insufficienza dei canali di sbocco.
LUCI E OMBRE. Il comparto - nota Unirigom - si trova però davanti ad un bivio, con due normative di settore, la revisione del Decreto Ministeriale 82/2011 e il Decreto End of Waste, che presto vedranno la luce e che, soprattutto per quanto concerne la seconda, generano preoccupazioni per le imprese che in questo settore hanno fortemente investito negli ultimi anni nella produzione di innovativi materiali riciclati utilizzati in molteplici campi.
Se il lavoro di revisione del DM 82/2011 da parte del Ministero dell’Ambiente procede positivamente, le aziende temono che al tavolo tecnico sul Decreto EoW prevalga una visione restrittiva sull’uso dei materiali riciclati, “mentre tutti i più recenti studi scientifici e le normative di altri paesi europei vanno in una opposta direzione di sicurezza nell’utilizzo per le classiche applicazioni come l’intaso di campi con erba sintetica e i fondi per piste di atletica o tappeti antitrauma per aree gioco".
MENO RICICLATO. Se ciò dovesse accadere - sottolinea l’associazione dei recuperatori - il risultato sarà una drastica riduzione della produzione di “granulo da PFU” con gravi ripercussioni sul settore, riduzione dell’occupazione e rischi di chiusura per inutilizzo di costosi impianti ancora non ammortizzati. “In sostanza sarà il fallimento di anni di impegno degli operatori di tutta la filiera tesi ad aumentare il recupero di materia e si avrà un forte aumento del recupero di energia in impianti esteri, essendo bassissima la dotazione impiantistica per tale soluzione presente in Italia".
“La nostra Associazione - ha dichiarato il Presidente di Unirigom Andrea Fluttero -. sta monitorando con attenzione gli sviluppi di questa normativa cercando di scongiurare quello che sarebbe non solo un colpo durissimo per gli imprenditori del nostro settore, ma che rappresenterebbe una perdita di credibilità clamorosa per la stessa scelta politica dell’Economia Circolare, che privilegia il recupero di materia rispetto a quello di energia”.
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