7 febbraio 2019 08:57
Il mondo ambientalista, insieme con alcuni politici e i consorzi di filiera, si è riunito ieri a Roma per fare il punto sullo sviluppo dell’economia circolare nel nostro paese, che più di un sprint sui cento metri sembra ‘una corsa ad ostacoli’. Il primo dei quali riguarda la mancata emanazione dei decreti End of waste (Eow) che - se approvati dal Parlamento - semplificherebbero il riciclo di 55 milioni di tonnellate di rifiuti, riducendo il loro conferimento in discarica, negli inceneritori o - peggio ancora - lo smaltimento illegale. Si va dagli assorbenti per la persona ai rifiuti da costruzione e demolizione, dalle plastiche miste alla carta da macero, passando da oli di frittura, rifiuti da spazzamento, gomma vulcanizzata granulare, ceneri di altoforno e scorie di fonderia.
“Il 2018 è stato l’anno dell’approvazione del pacchetto europeo sull’economia circolare, ma il 2019 dovrà essere un anno determinante per la sua attuazione - commenta Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente -. Perché questo avvenga è necessario rimuovere gli ostacoli non tecnologici che nel nostro Paese sono ancora presenti". Secondo Ciafani, infatti: “L’economia circolare non è solo un modo per uscire dalle tante emergenze rifiuti ancora dislocate in Italia, vuol dire creare investimenti, occupazione ed economia sul territorio, ma bisogna avere il coraggio di andare in questa direzione”.
DIECI PROPOSTE PER L’ECONOMIA CIRCOLARE. Per superare questi ostacoli, nel corso del convegno "La corsa ad ostacoli dell’economia circolare in Italia” tenutosi ieri a Roma alla presenza del ministro dell’ambiente Sergio Costa (foto sotto), diversi esperti del mondo industriale e membri del Parlamento, Legambiente ha presentato un pacchetto di dieci proposte che andrebbero poste al centro dell’agenda politica nazionale "per far sì che l’Italia, culla di diverse esperienze di successo, possa assumere una vera e propria leadership in Europa in questo settore”.
Oltre all'approvazione dei decreti End of waste e ai chiarimenti sulla produzione di biometano da digestione anaerobica, il paese ha bisogno di un maggior numero di impianti per il riciclo e il riuso dei rifiuti urbani e speciali, in modo da rendere autosufficienti le regioni, e di una tariffa puntuale e obbligatoria per ridurre e prevenire la produzione dei rifiuti grazie ai sistemi di raccolta domiciliare, sul modello di quanto già fatto con legge regionale in Emilia Romagna o Lazio.
RAFFORZARE I CONSORZI OBBLIGATORI. Proposta anche l’istituzione di una nuova ecotassa sui rifiuti in discarica basata sui quantitativi pro capite di secco residuo smaltito e interventi per dar vita ad un mercato dei materiali rigenerati attraverso lo strumento del Green Public Procurement (GPP) e l’applicazione obbligatoria dei Criteri ambientali minimi (Cam) nelle gare d’appalto.
Tra le proposte di Legambiente c’è anche il rafforzamento del sistema dei consorzi obbligatori, "senza pensare a ulteriori aperture al mercato che hanno sempre fallito in questo settore nel passato". È urgente anche garantire più controlli lungo tutta la filiera dei rifiuti, urbani e speciali, per combattere la concorrenza sleale e i traffici illeciti attraverso l’emanazione dei decreti ministeriali della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente formato da Ispra e dalle Arpa.
LOTTA AGLI SHOPPER FUORILEGGE. Gli ambientalisti chiedono una più incisiva azione di controlli a tappeto sul territorio nazionale per contrastare, tra le altre cose, la vendita dei sacchetti fuori legge, garantire il rispetto del bando dei cotton fioc non compostabili, valutare la regolarità delle fideiussioni degli impianti di gestione rifiuti.
Un altro punto riguarda l’approvazione in tempi rapidi del disegno di legge Salvamare sulla plastica monouso predisposto dal ministro dell’ambiente Sergio Costa, unificandone i contenuti con la proposta di legge sul 'fishing for litter' presentata a Montecitorio dalla deputata Rossella Muroni, per permettere ai pescatori di fare gli spazzini del mare. In ultimo, si chiede al Ministero della Salute di emanare una circolare che sblocchi l’uso, nei supermercati, delle retine riutilizzabili per l’acquisto dell’ortofrutta, riducendo così l’utilizzo di sacchetti monouso compostabili.
INDIETRO NEGLI OBIETTIVI UE. Legambiente sottolinea anche il ritardo del nostro paese nel raggiungere i nuovi obiettivi UE sulla preparazione, il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti: 50% al 2020, 60% al 2030 e 65% al 2035. Secondo gli ultimi dati Ispra - ricorda l’associazione - nel nostro paese la percentuale di preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio si attesta al 43,9%, considerando tutte le frazioni contenute nei rifiuti urbani.
"Pesa il fatto che in Italia non vi è un’adeguata rete impiantistica a supporto di queste operazioni e la scarsità degli impianti fa sì che in molti contesti territoriali si assista ad un trasferimento dei rifiuti raccolti in altre regioni o all’estero". Tipico il caso di Roma: su 100 sacchetti di rifiuti gettati dai romani ben 44 vengano portati a spasso verso altre province o oltre regioni.
SERVONO MILLE IMPIANTI. “Per raggiungere i nuovi target di riciclo dettati dalla normativa europea appena approvata – afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – servono gli impianti, a partire da quelli di digestione anaerobica e compostaggio per il trattamento della frazione organica, che rappresenta il 40% del quantitativo raccolto con la raccolta differenziata”. A quantificarne l'entità è lo stesso Zampetti: "Per arrivare a rifiuti zero in discarica o negli inceneritori serve realizzare mille impianti di riciclo e riuso. Non c’è altra soluzione”.
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