25 agosto 2025 08:50
Si è conclusa senza un accordo anche la riunione straordinaria (INC-5.2) indetta nei primi giorni di agosto a Ginevra nel tentativo di definire uno strumento internazionale giuridicamente vincolante contro l’inquinamento da plastiche, sotto l'egida del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP).
I lavori dell'Intergovernmental Negotiating Committee (INC) non hanno portato, come gli ambientalisti speravano, a un'intesa per ridurre la produzione di materie plastiche a livello globale, e nemmeno a una versione edulcorata, fondata su ecodesign e gestione più responsabile dei rifiuti, che avrebbe trovato d'accordo anche l'industria di settore.
Dopo la plenaria di apertura, il testimone è passato a quattro gruppi di lavoro su temi chiave quali ecodesign, sostanze pericolose, limiti alla produzione, finanza e meccanismi di compliance; i lavori sono stati completati da una plenaria di verifica, consultazioni informali e, infine, dalla plenaria conclusiva del 15 agosto.
"Il Comitato - si legge in una nota - ha convenuto di riprendere le negoziazioni in una data da definire. La sessione si è chiusa con una volontà condivisa da parte degli Stati membri di proseguire i lavori, pur riconoscendo le profonde divergenze tra le diverse posizioni". Tanto che molti osservatori sono convinti del fallimento definitivo del processo.
"È stato un confronto acceso e complesso, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, sfide economiche e fragilità multilaterali - ha dichiarato al termine dei lavori Inger Andersen, Direttore Esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) -. Ma una cosa è certa: tutti i Paesi vogliono continuare a sedersi al tavolo. Nonostante non sia stato raggiunto il testo del trattato che speravamo, l’impegno dell’UNEP contro l’inquinamento da plastica continuerà".
Per quanto concerne le diverse posizioni, possono essere sintetizzate in due grandi filoni: le organizzazioni ambientaliste che, con diverse sfumature, incolpano del fallimento i grandi gruppi petrolchimici e i cosiddetti "petrostati" e chiedono di arrivare a un trattato attraverso un accordo tra Stati 'volenterosi'. Nell'altro grande partito, le organizzazioni dei produttori di materie plastiche si dichiarano deluse per il mancato raggiungimento di un accordo volto a impegnare i Paesi sui temi del riciclo e della gestione dei rifiuti, ritenuto necessario per mobilitare gli investimenti, pur rigettando misure estreme come i limiti alla produzione o al consumo di plastica.
La migliore sintesi dei lavori è quella espressa da Willemijn Peeters, fondatrice della società olandese Searious Business: "È un classico esempio di 'compromesso al ribasso': il testo era troppo debole per chi chiedeva azioni incisive e concrete, e troppo forte per chi voleva conservare lo status quo. Se fosse stato adottato, ne sarebbe uscito un trattato vuoto, poco applicabile, privo di ispirazione e destinato al fallimento". Insomma, meglio nessun trattato che uno inefficace e impossibile da attuare.
Il processo negoziale dell’INC era stato avviato nel marzo 2022, con l’adozione di una risoluzione durante l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA-5.2), con l’obiettivo di sviluppare un trattato vincolante contro l’inquinamento da plastica. La sessione di Ginevra fa seguito all’INC-5.1 svoltosi a Busan (Corea del Sud) tra novembre e dicembre 2024, preceduto da quattro sessioni: Punta del Este (novembre 2022), Parigi (giugno 2023), Nairobi (novembre 2023) e Ottawa (aprile 2024).
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