21 novembre 2025 08:50

Mentre il settore del riciclo di materie plastiche segnala un diffuso allarme a livello europeo, con impianti che iniziano a chiudere i battenti, alcuni imprenditori del settore cercano di conquistare spazi di marginalità investendo in capacità, ma soprattutto in tecnologia, puntando sull'integrazione del ciclo produttivo.
Tra questi imprenditori 'controcorrente' c'è Antonio Diana (nella foto), Presidente di D&D Holding, storico gruppo campano del settore costituito da tre società specializzate nella logistica e nel trattamento e recupero di rifiuti: TD Logistic, SRI – Sorting Recycling Industries e Giotto Circular. La scorsa primavera, la società aveva annunciato un piano biennale di investimenti da oltre 15 milioni di euro per potenziare il riciclo di rifiuti in Campania (leggi articolo).
In un momento molto delicato per il comparto, abbiamo incontrato Diana per fare il punto sul progetto e avere qualche dettaglio sui futuri sviluppi.
Il riciclo in Italia non vive un momento di grazia: impianti che si stanno fermando, scarsa domanda di riciclato, costi insostenibili per le imprese. Cosa sta succedendo?
Il riciclo delle materie plastiche sta attraversando una delle fasi più complesse e critiche degli ultimi decenni, in Italia come in Europa. Il comparto evidenzia una crisi sistemica dovuta a una combinazione di fattori strutturali e congiunturali che stanno mettendo in difficoltà la tenuta degli impianti e la sostenibilità economica degli operatori. Da un lato, i prezzi estremamente bassi dei polimeri vergini rendono sempre meno competitivi i materiali riciclati; dall’altro, le importazioni di polimeri riciclati a basso costo, spesso di qualità inferiore e non sempre adeguatamente controllate, compromettono la competitività delle aziende europee.
A questo scenario si aggiungono prezzi del riciclato diventati insostenibili, mentre i costi operativi continuano a crescere.
Il quadro normativo non aiuta: regole poco chiare, assenza di incentivi efficaci e mancanza di obblighi certi sull’uso di materiale riciclato frenano la costruzione di filiere circolari solide e scoraggiano investimenti di medio-lungo periodo.
Le conseguenze sono già visibili: diversi impianti hanno sospeso o ridotto le attività e l’intero settore è sotto pressione, con rischi concreti sulla continuità industriale.
Non sembrerebbe il momento giusto per investire...
A prima vista, sembrerebbe tutto fuorché il momento ideale per investire. In realtà è proprio l’opposto.
È in contesti come questo che investire diventa determinante, a patto di farlo nel modo giusto, con una strategia industriale chiara, orientata all’innovazione, all’efficienza e alla capacità di competere su un mercato che sta cambiando rapidamente.
Non puntiamo solo ad aumentare le capacità di selezione e trattamento, stiamo potenziando soprattutto la flessibilità delle linee, che oggi è la vera chiave per chiudere il ciclo di valorizzazione degli imballaggi, offrendo soluzioni di circolarità a prezzi competitivi.
Al termine del piano, nel 2026, la capacità di selezione del sito di Gricignano di Aversa sarà del 30-40% superiore rispetto ai livelli del 2024, arrivando a quasi 130.000 tonnellate annue; ma il dato più importante è un altro: rispondere a diversi scenari di mercato, potendo trattare fino a 19 diverse frazioni di materiale, dai polimeri standard ai film, dal CSS (Combustibile Solido Secondario) fino ai flussi destinati ai processi di riciclo chimico. Contestualmente, ci stiamo muovendo a valle della filiera: non solo scaglie ma anche granuli e compound con contenuto di riciclato, formulati in base alle richieste del mercato. Questo spostamento lungo la catena del valore permette di ottenere prodotti con prestazioni controllate e costanti, con un vantaggio sia operativo sia economico.
Come state procedendo su questa strada?
Come parte del piano di investimenti, stiamo intervenendo in modo mirato anche sulla divisione recycling. Abbiamo avviato un importante revamping dell’area PET con una linea dedicata alla pre-selezione spinta del PET e l’installazione di un nuovo impianto di pellettizzazione; grazie a questi interventi la produzione di granulo passerà l'anno prossimo dalle attuali 20.000 a oltre 40.000 tonnellate annue. É non parliamo solo di PET: stiamo ampliando anche il portafoglio di polimeri riciclati, così da rispondere a una domanda sempre più diversificata del mercato.
Integrazione dei processi di trattamento significa anche una maggiore resa complessiva?
Assolutamente sì. Uno dei nostri obiettivi è proprio gestire in modo efficiente la quota residuale dei processi di selezione e riciclo meccanico, che oggi rappresenta il vero limite alla massimizzazione della resa.
Stiamo realizzando un nuovo impianto che tratterà i residui provenienti sia dalla selezione che dal riciclo per produrre Combustibile Solido Secondario (CSS) e feedstock specificamente destinato al riciclo chimico, il cosiddetto chemix. Prevediamo di ottenere i primi output tra settembre e dicembre 2026, con una capacità intorno a 60-70.000 tonnellate annue.
Speriamo così di arrivare, nell'arco dei prossimi dodici mesi, a una resa del 97% (rispetto al 70% raggiunto oggi), riducendo la frazione inerte - quella che va in discarica - a solo il 3% dei rifiuti in ingresso.
È un salto significativo, che cambia radicalmente l’efficienza del sistema e il valore ambientale dell’intera filiera.
Avete in progetto ulteriori sviluppi o, magari, qualche acquisizione?
Sì. Il nostro piano prevede anche di potenziare la filiera dei rifiuti poliolefinici: con l'avvio delle nuove linee a Gricignano di Aversa stiamo già predisponendo le basi per ampliare questa area di business.
Allo stesso tempo non escludiamo acquisizioni mirate di capacità di riciclo, se utili ad accelerare lo sviluppo o integrare tecnologie e processi complementari alle nostre. Ma è ancora presto: per questi progetti inizieremo a lavorare nei primi mesi dell'anno prossimo, valutando in modo selettivo opportunità industriali che abbiano senso strategico sul lungo periodo.
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