22 gennaio 2026 08:56
Il centro studi della Commissione europea, Joint Research Centre (JRC), ha elaborato una bozza di sistema armonizzato di etichettatura degli imballaggi (Waste Sorting Labels o WSL) per agevolare la raccolta e selezione dei rifiuti nell’ambito del Regolamento Imballaggi (PPWR).
Il documento completo, frutto di ricerche e sondaggi condotti presso i consumatori, è scaricabile in allegato.
Nel sistema proposto dal JRC, in linea con il PPWR, si sceglie di adottare un approccio basato sul materiale e non sul contenitore utilizzato per la sua raccolta. Nel caso della plastica, questa distinzione è cruciale: per ottimizzare il riciclo, nella comunicazione ai cittadini è meglio indicare chiaramente la natura del materiale rispetto a dove debba essere conferito. Ciò consente - affermano i ricercatori - di ridurre gli errori di conferimento, limitare la contaminazione dei flussi e aumentare il valore del materiale riciclato.
Uno degli elementi più significativi della proposta riguarda la distinzione tra plastica rigida e flessibile, attribuendo a ciascuna categoria una propria etichetta con pittogramma, colore e denominazione coerenti. Andrebbero invece evitati riferimenti al sistema nazionale di raccolta.
Per favorire l’armonizzazione a livello europeo, la stessa etichetta deve poter essere riconosciuta in contesti diversi, dove la plastica può essere raccolta insieme o separata in vario modo. In questo caso funziona bene la logica del “matching”, ossia l'applicazione delle stesse etichette su imballaggi e contenitori (immagine a fianco).
Le evidenze raccolte dal JRC attraverso indagini comportamentali e test su larga scala mostrano che una granularità eccessiva - a livello di polimero, come gli attuali codici di riciclo all'interno di un triangolo - confonde i cittadini, mentre una distinzione chiara, seppur limitata, migliora la precisione e la correttezza dello smistamento.
Resta critica la gestione degli imballaggi plastici multimateriale e multistrato, notoriamente difficili da riciclare. Il JRC affronta questo tema evitando semplificazioni che possono essere fuorvianti, proponendo etichette specifiche che rendano immediatamente visibile la loro natura composita, responsabilizzando sia i produttori, sia i consumatori.
Etichette specifiche vengono suggerite anche per le plastiche compostabili, con una suddivisione tra compostaggio domestico e industriale; in questo caso, una distinzione legata non al materiale ma al trattamento a fine vita. Andrebbe poi aggiunto il simbolo “non disperdere nell’ambiente”, poiché - si legge nel documento - una delle principali distorsioni cognitive associate a questi materiali è che possano degradarsi spontaneamente in natura.
Ci sono poi le meta-etichette, che rappresentano due materiali affini sotto un unico simbolo composto da due pittogrammi, da apporre esclusivamente per i contenitori di raccolta che accolgono più materiali insieme, in funzione dei sistemi nazionali o regionali di gestione dei rifiuti.
I ricercatori sottolineano che l'intento del nuovo sistema di etichettatura non è “semplificare” la plastica, rendendola tutta uguale agli occhi del consumatore, ma di costruire un sistema informativo che renda evidenti solo le differenze rilevanti, senza pretendere che il cittadino debba afferrare la complessità tecnica dei polimeri. Le etichette diventano così un punto di incontro tra chimica dei materiali, progettazione degli imballaggi, infrastrutture di riciclo e comportamento quotidiano.
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