European Bioplastics pubblica un manuale per una corretta comunicazione ambientale e organizza un workshop a novembre.
10 settembre 2012 09:43
Evitare rischi di greenwashing, la pratica che consiste nel far diventare verde tutto ciò che non lo è, fornendo al mercato un'informazione corretta e trasparente sull'origine e sull'utilizzo di bioplastiche: è questo l'obiettivo della campagna di comunicazione lanciata oggi da European Bioplastics, l'associazione europea dei produttori di biopolimeri. Un programma che prevede sia la pubblicazione online di una manuale per comunicatori e uomini del marketing (‘Environmental Communications Guide for Bioplastics’), sia l'organizzazione di un workshop sulla comunicazione ambientale delle bioplastiche, in programma a Berlino il prossimo 5 novembre, giorno che precede l'inizio della European Bioplastics Conference.
L'associazione che rappresenta i produttori di bioplastiche biobased e/o biodegradabili e compostabili (in pratica tutte, tranne quelle additivate con oxodegradabili e affini), vuole sgombrare il campo da affermazioni false, scorrette o tendenziose, che in passato hanno portato, in alcuni casi, a vertenze giudiziarie e sanzioni per pubblicità scorretta. "Insieme con l'industria del settore vogliamo creare un nuovo benchmark per una corretta comunicazione ambientale lungo tutta la filera", spiega Andy Sweetman, direttore di European Bioplastics.
Il Manuale di comunicazione ambientale per bioplastiche raccoglie in una trentina di pagine indicazioni sulle norme tecniche e raccomandazioni per una corretta comunicazione, in particolare sull'uso di termini come biobased, biodegradabile, compostabile o CO2 neutral.
Ecco qualche esempio di buone pratiche in via generale:
- Assicurarsi che le asserzioni ambientali siano specifiche, accurate, rilevanti e veritiere.
- Evitare dichiarazioni vaghe e generali che non soddisfano questi criteri, come: “verde”, “sostenibile”, “ecocompatibile” e “rispettoso del clima”.
- Produrre asserzioni verificabili con metodi e informazioni conformi agli standard internazionali e forniti e/o verificati idealmente da soggetti terzi indipendenti. Rendere i dati disponibili a tutte le parti interessate.
- Aggiornare debitamente le verifiche e le asserzioni.
Per quanto concerne, più in dettaglio le bioplastiche, vengono suggerite raccomandazioni più specifiche: ad esempio, le asserzioni relative a materiali e prodotti a “base biologica” (bio-based) dovrebbero essere comprovate da misurazioni accurate basate su standard riconosciuti (cEn/ astM/isO) e, idealmente, da certificazioni rilasciate da soggetti terzi. In questo caso, andrebbero indicati la percentuale di contenuto di massa biologica o il tasso di contenuto di carbonio biologico di un materiale o di un prodotto.
E' invece considerato poco informativo segnalare la biodegradabilita? di un prodotto senza specificare ulteriormente questa proprieta?. Andrebbero quindi sempre indicati i riferimenti al test impiegato per la misurazione nonche? le informazioni sull’ambiente e sul periodo di tempo.
Se poi si dichiara di recuperare un prodotto mediante compostaggio industriale, bisognerebbe produrre la certificazione (rilasciata da un soggetto terzo indipendente) conforme allo standard En 13432 o a standard equivalenti, mentre le asserzioni relative al fine vita dovrebbero sempre rispondere ai requisiti essenziali del quadro giuridico europeo. Nel caso di imballaggi, e? di fondamentale importanza la Direttiva Europea sugli imballaggi. Secondo il manuale, inoltre, un’asserzione per un’opzione specifica di fine ciclo puo? essere fatta solamente se una “ragionevole proporzione dei consumatori” ha accesso ai relativi servizi. Oltre al quadro giuridico europeo, i produttori sono tenuti a controllare le normative specifiche nazionali in materia di rifiuti o gli accordi esistenti sulle bioplastiche.
Non viene trascurata l’impronta di carbonio di un materiale a base biologica cradle to gate (ciclo di vita del materiale dall’approvvigionamento delle materie prime all’uscita dallo stabilimento): questa puo? essere neutra o persino negativa, se comparata ai materiali a base fossile. Tuttavia - affermano i redattori della guida -, per un prodotto di consumo a base biologica, nella maggior parte dei casi l’impronta non sara? ne? neutra, ne? negativa; per questa ragione sarebbe meglio limitarsi a dichiarazioni meno impegnative, per esempio facendo riferimento a un’”impronta di carbonio ridotta”.
Scarica il manuale Environmental Communications Guide for Bioplastics
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