Le due società ritengono ingiuste le sanzioni comminate dalla Commissione Europea per cartello nel settore dei cavi per energia.
7 aprile 2014 06:14
Prysmian e Pirelli, con motivazioni diverse, hanno annunciato che presenteranno ricorso contro la sanzione da 104,6 milioni di euro, suddivisa tra Pirelli (67,3 milioni) e Goldman Sachs (37,3 milioni), azionista di riferimento di Prysmian dopo l’uscita del gruppo milanese nel 2005.
Nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha comminato una sanzione per complessivi 301,6 milioni di euro a undici produttori di cavi energia ad alto voltaggio, sottomarini e sotterranei, ritenuti colpevoli di pratiche contro la concorrenza, iniziate nel 1999 e proseguite per almeno dieci anni, fino alle prime ispezioni condotte dalla Commissione nel 2009.
In una nota diffusa nei giorni scorsi, Prysmian ha dichiarato di ritenere “l’analisi svolta dall’organismo comunitario profondamente viziata da un’istruttoria superficiale e quindi ingiusta ed illegittima. Contro tale decisione, Prysmian presenterà ricorso al Tribunale dell’Unione Europea”. Il Gruppo ricorda anche che ha accantonato, sin dal 2011, circa 200 milioni di euro al fine di poter far fronte ai rischi stimati relativamente alle indagini antitrust avviate dalla Commissione Europea e dalle autorità di concorrenza di Australia, Stati Uniti e Canada mentre, con riferimento all’indagine avviata dall’autorità della concorrenza brasiliana, il Gruppo non ha al momento ritenuto di effettuare accantonamenti.
Un ricorso in appello contro la decisione della Commissione Europea è stato annunciato anche da Pirelli, contestando in questo caso l’applicazione del principio di “parental liability”, in quanto, durante parte del periodo del presunto cartello, il capitale di Prysmian era detenuto da Pirelli.
"La decisione della Commissione Europea conferma che non c’è stato un coinvolgimento diretto di Pirelli & C. S.p.A. nel presunto cartello nel business dei cavi per il trasporto energia - afferma il gruppo milanese -. Sulla base di accurate analisi giuridiche e di pareri legali esterni, Pirelli ritiene che non le sia applicabile il principio della “parental liability” e che, non essendo coinvolta nelle presunte irregolarità della sua ex controllata, la piena responsabilità finale dell’eventuale violazione (e del pagamento della relativa sanzione) debba essere esclusivamente a carico della società direttamente coinvolta nella presunta violazione. Di conseguenza Pirelli non prevede impatti finanziari derivanti da tale decisione”.
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