24 ottobre 2025 08:42
Aduro Clean Technologies, società canadese specializzata in cleantech, sta avviando test di estrusione su scala industriale in vista della realizzazione dell'impianto dimostrativo per la tecnologia di riciclo chimico Hydrochemolytic (HCT), capace di trasformare in idrocarburi leggeri e olio di pirolisi film per insilati, reti, sacchi per cereali, teli per balle, spaghi e altre plastiche utilizzate in agricoltura (leggi articolo).
Queste prove - condotte con impianti forniti dalla tedesca KraussMaffei - sono volte a valutare l’idoneità dei sistemi di estrusione nella gestione delle plastiche di scarto contaminate, destinate ad alimentare il processo Hydrochemolytic. Serviranno anche per selezionare le apparecchiature più idonee per futuri impianti e validare l’ingegneria di dettaglio per la realizzazione dell'unità demo.
Svolgere le attività in condizioni operative realistiche - sostiene la società canadese - permetterà di acquisire dati fondamentali per definire il design degli impianti, le strategie di pretrattamento e i piani di integrazione.
"Lo scale-up tecnologico richiede un approccio sistemico, guidato da dati concreti e competenze ingegneristiche - afferma Ofer Vicus, CEO di Aduro -. Mentre ci avviciniamo alla fase di fornitura delle apparecchiature più complesse, come l’estrusore, vogliamo che ogni specifica sia supportata da prove tecniche affidabili. I test sono fondamentali per comprendere a fondo il comportamento dei feedstock contaminati e i requisiti per il pretrattamento e l’integrazione con il nostro processo chimico proprietario".
Al progetto partecipa anche l'istituto di ricerca olandese Chill, chiamato a condurre esperimenti per studiare il comportamento delle variabili di processo in presenza dei comuni contaminanti. I risultati contribuiranno a individuare gli intervalli parametrici ideali per migliorare la qualità dell’alimentazione al reattore e ridurre i livelli di contaminazione. I dati saranno poi validati su scala industriale in collaborazione con KraussMaffei.
A differenza delle tecniche tradizionali di cracking termico, che fanno uso di temperature elevate per rompere molecole complesse, il processo HCT utilizza acqua come mezzo reattivo e composti metallici semplici ed economici come catalizzatori per spezzare selettivamente i legami tra atomi di carbonio nelle macromolecole, trasformandole in molecole più piccole, reattive ma gestibili. Il tutto avviene a temperature relativamente basse, riducendo così il consumo energetico e le emissioni di carbonio.
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