Nel 2011 Cefic stima una crescita del +2,5%, contro il +10% messo a segno di quest'anno.
La federazione europea dell’industria chimica stima per quest’anno una crescita del +10%, che si stabilizzerà nel 2011 ad un livello decisamente più basso, intorno al +2,5%
Il direttore di Cefic, Hubert Mandery, conferma così le previsioni di crescita elaborate all’inizio dell’anno, il cui positivo sviluppo è stato condizionato nel 2010 dalla ricostituzione delle scorte, dalle misure di stimolo economico varate dei governi e dal buon andamento delle esportazioni. Ma ricorda che, nonostante i due anni di crescita, alla fine del 2011 la produzione resterà sostanzialmente sotto i livelli del 2007.
Il rallentamento della crescita atteso nel corso del prossimo anno sarà condizionato da fattori interni - quali il clima di incertezza economico-finanziaria, manovre fiscali recessive, aumenti dei costi delle materie prime e instabilità dell’euro -, mentre la domanda proveniente dai mercati emergenti vedrà ancora tassi di crescita elevati. Non che fuori dall’Europa manchino fattori di incertezza, come ad esempio l’incognita sulla politica monetaria seguita degli Stati Uniti, che potrebbe innescare nuove bolle anche in altri paesi.
Secondo Cefic, l’industria chimica europea ha risposto alla recessione avviando processi di ristrutturazione che, come dimostra il buon andamento delle esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno, hanno dato buoni frutti. Ciò nonostante, rileva la federazione, la concorrenza internazionale resta serrata, le capacità produttive in Medio Oriente sono in aumento, continua la carica delle esportazioni asiatiche e i produttori chimici statunitensi possono oggi contare su gas a buon mercato. Fattori che pesano sullo sviluppo del comparto.
Il nuovo presidente di Cefic, l’italiano Giorgio Squinzi, ritiene che le aziende abbiano fatto il loro dovere, compiuto gli aggiustamenti necessari e continuato ad aumentare la produzione. “Nei primi otto mesi dell’anno, l’industria chimica europea ha registrato un surplus commerciale di 32 miliardi di euro e di 42,6 miliardi di euro l’anno scorso”. Squinzi crede che l’industria chimica possa avere un ruolo chiave nell’aiutare l’Europa a superare la crisi e mantenere solide basi manifatturiere: “Oggi e domani, la chimica deve essere il turbo del ‘Made in Europe’”. Ma – conclude - occorre che i decisori politici a livello europeo garantiscano le condizioni ottimali allo sviluppo e riducano i vincoli burocratici non necessari.
13 dicembre 2010 09:15
Nel 2011 Cefic stima una crescita del +2,5%, contro il +10% messo a segno di quest'anno.
La federazione europea dell’industria chimica stima per quest’anno una crescita del +10%, che si stabilizzerà nel 2011 ad un livello decisamente più basso, intorno al +2,5%
Il direttore di Cefic, Hubert Mandery, conferma così le previsioni di crescita elaborate all’inizio dell’anno, il cui positivo sviluppo è stato condizionato nel 2010 dalla ricostituzione delle scorte, dalle misure di stimolo economico varate dei governi e dal buon andamento delle esportazioni. Ma ricorda che, nonostante i due anni di crescita, alla fine del 2011 la produzione resterà sostanzialmente sotto i livelli del 2007.
Il rallentamento della crescita atteso nel corso del prossimo anno sarà condizionato da fattori interni - quali il clima di incertezza economico-finanziaria, manovre fiscali recessive, aumenti dei costi delle materie prime e instabilità dell’euro -, mentre la domanda proveniente dai mercati emergenti vedrà ancora tassi di crescita elevati. Non che fuori dall’Europa manchino fattori di incertezza, come ad esempio l’incognita sulla politica monetaria seguita degli Stati Uniti, che potrebbe innescare nuove bolle anche in altri paesi.
Secondo Cefic, l’industria chimica europea ha risposto alla recessione avviando processi di ristrutturazione che, come dimostra il buon andamento delle esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno, hanno dato buoni frutti. Ciò nonostante, rileva la federazione, la concorrenza internazionale resta serrata, le capacità produttive in Medio Oriente sono in aumento, continua la carica delle esportazioni asiatiche e i produttori chimici statunitensi possono oggi contare su gas a buon mercato. Fattori che pesano sullo sviluppo del comparto.
Il nuovo presidente di Cefic, l’italiano Giorgio Squinzi, ritiene che le aziende abbiano fatto il loro dovere, compiuto gli aggiustamenti necessari e continuato ad aumentare la produzione. “Nei primi otto mesi dell’anno, l’industria chimica europea ha registrato un surplus commerciale di 32 miliardi di euro e di 42,6 miliardi di euro l’anno scorso”. Squinzi crede che l’industria chimica possa avere un ruolo chiave nell’aiutare l’Europa a superare la crisi e mantenere solide basi manifatturiere: “Oggi e domani, la chimica deve essere il turbo del ‘Made in Europe’”. Ma – conclude - occorre che i decisori politici a livello europeo garantiscano le condizioni ottimali allo sviluppo e riducano i vincoli burocratici non necessari.
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