All'Assemblea di Federchimica presenti Passera, Squinzi e Tajani, tutti concordi nel ritenere l'industria chimica un settore strategico per il paese e l'Europa un valore da difendere.
26 giugno 2012 09:28
"Semplificare per competere": è questo lo slogan che non da ieri Federchimica sta cercando di trasmettere ai nostri politici e alle istitutuzioni, ma che ieri, all'assemblea della Federazione, è stato ribadito più volte dal presidente Cesare Puccioni e fatto proprio anche dal neoeletto presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Questa identità di vedute non è causale: nei suoi due mandati alla presidenza di Federchimica, la semplificazione burocratica e amministrativa è stata uno dei cavalli di battaglia di Squinzi, che fino a settembre ricopre anche la carica di presidente di Cefic, la federazione europea dell'industria chimica. Un concetto che ha trovato d'accordo anche il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera e il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani, che possono essere annoverati a tutti gli effetti tra i sostenitori dell'industria chimica.
Nella sua relazione all'Assemblea, Cesare Puccioni ha ricordato i due driver di sviluppo per i prossimi anni, vale a dire la chimica sostenibile e l'Expo2015, e ha chiesto alle istituzioni la giusta considerazione nelle priorità del Fondo per la Crescita Sostenibile in termini di politica industriale. “Il nostro intimo legame con la scienza, la nostra vocazione all’innovazione e il lungo percorso compiuto sul fronte dello sviluppo sostenibile giustificano le nostre aspettative - ha affermato il Presidente di Federchimica -. Dobbiamo però avere chiaro il significato di ‘chimica sostenibile’, che per noi vuol dire sviluppo di processi e prodotti con migliorato impatto su sicurezza, ambiente ed energia; corretta gestione dei rifiuti (valorizzazione e riciclo); chimica da biomasse”.
Non mancano le criticità per un settore che meno degli altri ha sentito la morsa della crisi grazie alla vocazione verso l'innovazione e l'export, ma che non può più sostenere i lunghi tempi di pagamento, vengano essi dal settore pubblico o da quello privato. “Le imprese chimiche sono quasi sempre ben capitalizzate, ma i nostri clienti sono tipicamente aziende piccole e con poca capacità di credito - ha ricordato -. Così ci troviamo a fare da banca agli utilizzatori, subendo allungamenti insopportabili dei tempi di pagamento e l’aumento della loro rischiosità". Secondo Puccioni: "Una politica sui pagamenti pubblici e sul credito non è più procrastinabile, e deve essere il cuore di una nuova politica industriale.” Un altro freno allo sviluppo è rappresentato dai costi dell’energia, mediamente superiori del 30% rispetto ai concorrenti europei.
Nonostante i risultati poco confortanti della prima parte dell'anno, che vedono i livelli produttivi della chimica italiana inferiori del 5% sulla media del 2011 (la flessione per l'intero 2012 è stimata nel 2-2,5%), Puccioni ritiene che l'industria chimica abbia le carte in regola per tornare a crescere.
In tema di oneri burocratici e amministrativi, il presidente di Federchimica ha portato l'esempio dell'iter per l'omologazione degli imballaggi destinati a contenere sostanze pericolose: "Mentre negli altri Paesi Europei l'Ente che rilascia il certificato di omologazione e? uno solo, in Italia lo stesso imballaggio deve sottostare alle medesime prove, ma effettuate da almeno tre Enti diversi, con metodi, procedure e tempistiche diverse. La maggior parte dei nostri imprenditori, ovviamente, preferisce omologare in Germania o in Francia, piuttosto che perdersi nei meandri di una farsa nazionale". La soluzione, ha commentato, richiede anche una collaborazione tra cittadini, imprese e amministrazione pubblica, "una sana solidarietà che vada oltre l'esercizio del solo principio di autorita?.
Il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha elencato ciò che il Governo ha fatto e sta facendo per stimolare la crescita economica, dagli interventi per sbloccare i pagamenti della Pubblica amministrazione agli investimenti nelle infrastrutture, pur in un momento difficile come l'attuale, dove le priorità dell'esecutivo sono orientate al riassetto dei conti pubblici. Passera ha comunque sottolineato l'importanza dell'industria chimica, uno dei pochi settori che in Italia dimostra di potercela fare, in grado di esportare e di attirare investimenti; un settore capace anche di trasformarsi, come dimostrano gli investimenti nella chimica verde. Passera ha detto di condividere lo slogan "Semplificare per competere" e ha invitato Federchimica e Confindustria a trovare insieme cose concrete da fare, che siano misurabili, per ritrovarsi in tempi brevi al fine di verificare i risultati conseguiti.
L'intervento di Antonio Tajani ha spostato il focus sull'Europa e sulle difficoltà finanziare dell'Eurozona, che richiedono interventi chiari perché i mercati si possono tranquillizzare solo se si convincono che le istituzioni non si trovano in mezzo a un guado, ma sanno guardare avanti, al futuro. Secondo Tajani, la politica industriale europea va riformata e i progetti di ricerca e innovazione devono essere tarati per favorire le aziende europee e non quelle asiatiche, che in passato hanno sfruttato i risultati delle ricerche promosse e finanziate dalla UE per accrescere la loro competitività e farci concorrenza in casa. In questo senso, in futuro gli accordi commerciali con altri paesi saranno firmati solo se supereranno un test di competitività, onde evitare pregiudizi e danni alle nostre imprese.
Tajani ha ricordato anche la nuova strategia di innovazione per la crescita sostenibile e la bioeconomia, che nei prossimi anni offrirà all'industria chimica opportunità di sviluppo. In tema di Reach, il vicepresidente della Commissione Europea ha ribadito il suo impegno nel ridurre i costi per le imprese, soprattutto piccole e medie. Impegno di Bruxelles anche per affrontare la revisione della normativa sui nanomateriali senza frenare o scoraggiare la ricerca europea con atteggiamenti punitivi non fondati su evidenze scientifiche.
La conclusione dei lavori è stata affidata al presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, commosso per un breve video trasmesso poco prima del suo intervento, in cui si sono ripercorse le tappe della sua carriera associativa, sfumato su una frase divenuta il suo slogan: "Non dobbiamo smettere di pedalare".
Squinzi ha ricordato l'importanza dell'Europa, della necessità di prendere decisioni giuste e coraggiose per superare la crisi e creare nuovo sviluppo e occupazione. Si è dichiarato un europeista convinto, totale, auspicando la nascita degli Stati Uniti d'Europa perché - ha ricordato - la concorrenza non si fa più tra paesi ma tra grandi aree economiche. "In Europa abbiamo un mercato interno di 500 milioni di persone, il più alto livello di conoscenza e consumi avanzati, ma stiamo perdendo terreno nella competizione globale". Dobbiamo quindi ritrovare la competitività, prima di tutto come paese, ma soprattutto a livello europeo.
Le associazioni industriali italiane hanno firmato un appello congiunto, che sarà reso pubblico in questi giorni, in favore dell'Europa. In veste di Presidente di Cefic, Squinzi ha invece annunciato un documento che sarà pubblicato oggi sui principali quotidiani europei dove verrà esplicitato il punto di vista dell'industria chimica sull'attuale crisi economica.
Squinzi ha concluso il suo intervento con una nota di ottimismo, come sua consuetudine. Il nostro paese sarà capace di uscire dalla crisi: "Dobbiamo mettercela tutta - ha detto rivolgendosi agli imprenditori presenti in sala - Abbiamo bisogno comunque di una buona politica che sia capace di programmare il nostro futuro. Se saremo capaci di costruire un paese normale - ha concluso - saremo in grado di riprendere la traiettoria di crescita, necessaria per garantire sviluppo e occupazione".
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