Illustrato a Londra il piano di rilancio della chimica ENI: breakeven nel 2016 ed Ebitda positivo per 300 milioni entro il 2018. Shale gas a Brindisi, biobutadiene a Porto Marghera e gomme in Brasile?
22 aprile 2013 06:56
Versalis si è presentata per la prima volta agli analisti della city il 18 aprile scorso per illustrare il piano di rilancio della società, che prevede di raggiungere il pareggio entro il 2016 per toccare 300 milioni entro il biennio 2017-2018; si tratta di un incremento dell'Ebitda di quasi 500 milioni di euro rispetto al rosso per 200 milioni registrato nello scorso esercizio.
Rosso che - ha spiegato agli analisti il CEO di Versalis, Daniele Ferrari (nella foto) - è imputabile essenzialmente a tre siti produttivi sui 14 posseduti dalla società in Europa: Priolo (-100 milioni all'anno in media nell'ultimo lustro), Porto Torres (-70 milioni) e Porto Marghera (-40 milioni), per una perdita di 210 milioni l'anno. Da notare che il margine operativo (Ebitda) degli altri 11 siti, insieme, è positivo per 100 milioni di euro.
Inevitabile, quindi, che il piano di rilancio delle attività chimiche del gruppo ENI - prima Polimeri Europa, oggi Versalis - passi attraverso la ristrutturazione di questi tre poli chimici, in parte già avviata.
Troppe commodities. Il problema, in modo speculare, può essere affrontato da un altro punto di vista, ovvero analizzando il contributo ai margini delle diverse attività: tra il 2010 e il 2012 le commodities - essenzialmente etilene e polietilene - hanno generato perdite per 250 milioni di euro l'anno, mentre elastomeri, stireniche ed EVA hanno contribuito positivamente per circa 50 milioni di euro.
Le commodities incidono oggi per il 70% sul fatturato Versalis, che l'anno scorso ammontava a 6,4 miliardi di euro. E questo è un problema, soprattutto se si possiedono siti poco efficienti e sovracapacità produttive che mantengono bassi i tassi di utilizzo degli impianti.
Polietilene poco competitivo. Ferrari ha ricordato come il mercato del polietilene sia estremamente concorrenziale, redditizio solo in determinate condizioni, che non sono quelle del contesto europeo, dove i costi dell'etilene erodono quasi totalmente i margini: incidono infatti per il 70% sul prezzo finale, contro il 15% in Medio Oriente e il 30% negli USA, dove i produttori possono oggi beneficiare di shale gas a basso costo. Anche considerando i maggiori costi di trasporto per raggiungere i mercati europei, i produttori americani e mediorientali restano comunque nettamente avvantaggiati.
A proposito di shale gas, oggi tanto di moda (negli USA si parla senza mezzi termini di una nuova rivoluzione industriale), Ferrari ha annunciato che la società sta valutando la possibilità di importarlo dagli Stati Uniti. Il cracker di Brindisi è sufficientemente flessibile per funzionare ad etano e quello di Dunkerque, in Francia, potrebbe essere facilmente adattato.
Il terzo punto di criticità della società italiana è iscritto nel suo vecchio nome, Polimeri Europa: commodities destinate in larga parte all'Italia (dove viene realizzato circa metà del fatturato) e che per oltre tre quarti si fermano in Europa, mercato maturo e poco dinamico.
Ferrari ha ricordato anche i punti di forza di Versalis: buon posizionamento in alcuni materiali prestazionali, in particolare negli elastomeri (dove oggi è il primo produttore in Europa), e un ricco portafoglio di tecnologie e brevetti accumulati negli anni, che possono essere messi a frutto attraverso partnership strategiche, come in parte sta già avvenendo.
Il piano Versalis si fonda qundi su tre pilastri:
- Riconversione dei tre poli critici in Italia e progressiva riduzione delle capacità produttive nella chimica di base.
- Ottimizzazione del portafoglio dando più peso alle specialità e ai prodotti della chimica verde.
- Crescita sui mercati emergenti e contestuale riduzione della dipendenza dalla domanda europea e italiana in particolare.
Partiamo dai tre siti da ristrutturare. Il progetto Versalis è in gran parte noto, concordato con i sindacati in Sicilia e Sardegna, già avviato a Porto Torres. L'obiettivo, dal punto di vista finanziario è duplice: chiudere gli impianti che fanno perdere soldi e crearne altri potenzialmente profittevoli, sostituendo commodties con specialità.
La principale novità annunciata da Ferraris riguarda il piano per Porto Marghera, dove è in funzione un cracker inefficiente e sottoutilizzato, soprattutto ora che le grandi produzioni a valle hanno lasciato il polo (poliuretani, CVM e PVC). Il sito è destinato in futuro a servire come hub per la logistica della società in Nord Italia e Europa, con possibilità di una parziale riconversione alla chimica verde: il sito veneziano è infatti candidato a ospitare il primo impianto su scala commerciale per biobutadiene, frutto della recente joint-venture con Genomatica.
A Porto Torres la riconversione è già iniziata, portata avanti da Matrica, joint-venture con Novamont, con un investimento un complessivo pari a mezzo miliardo di euro, 100 milioni a carico di Versalis. Il destino del sito è diventare il primo polo mondiale della chimica verde: chiuso il cracker e l'impianto HDPE, sorgeranno nei prossimi anni sette impianti per monomeri, biolubrificanti e bioplastiche, con una capacità complessiva pari a 350.000 tonnellate annue, oltre a un centro ricerche sulla green chemistry. Il primo impianto per monomeri da oli vegetali, in costruzione, entrerà in funzione alla fine di quest'anno. Il breakeven del sito, per quando concerne i margini operativi, è previsto nel 2015-2016.
Il terzo nodo da sciogliere è Priolo, dove sono in funzione un cracker inefficiente e sovradimensionato, e un impianto per politilene bassa densità che opera in perdita, con tassi di utilizzo ben sotto la media. Nei piani Versalis, il primo sarà riconvertito per lavorare sulle frazioni C5-C9, in passato non utilizzate, destinate anche alla produzione di resine di idrocarburi (hydrocarbon resin) in un nuovo impianto da costruire nel polo siciliano. La capacità di cracking sarà ridotta da 790.000 a 490.000 tonnellate annue, mentre il tasso di utilizzo salirà dal 55% al 90%. L'impianto LLDPE sarà chiuso, ma saranno avviate nuove linee per specialità (il primo impianto dovrebbe partire nel 2017), con l'obiettivo di incrementare le vendite a 250 milioni di euro e contribuire positivamente ai margini operativi per 150 milioni di euro entro il 2020.
Capitolo a parte quello sul butadiene. Versalis punta a potenziare le capacità senza però aumentare la dipendenza dall'etilene, sia utilizzando una tecnologia proprietaria di deidrogenazione dell'etano (l'impianto pilota sarà avviato entro la fine di quest'anno a Ravenna), sia sfruttando feedstock da biomasse, grazie all'accordo siglato con Genomatica nel biobutadiene.
Nel complesso, nel biennio 2017-2018 i tre interventi porteranno ad un taglio del 35% delle capacità produttive nelle commodities, riportando i tassi di operatività degli impianti a livello europeo, intorno all'85-90% (contro il 70% attuale).
La riconversione dei tre siti si lega al secondo filone di intervento, che prevede una maggiore focalizzazione sulle specialità, puntando in particolare sugli elastomeri, le cui vendite dovrebbero raddoppiare entro il 2017-2018. Il piano prevede investimenti per 600 milioni di euro con l'avvio di nuove capacità produttive a Ravenna tra il 2015 e il 2016 (SBR, SBC e gomme etilene-propilene), il revamping dell'EPDM a Ferrara e lo sbottigliamento della produzione di SBR in soluzione a Grangemouth nel corso del 2014. Versalis sta anche valutando la costruzione di nuovi impianti in Sud America, probabilmente attraverso una joint-venture in Brasile.
Nel futuro della società c'è anche la gomma naturale, non ottenuta da Hevea Brasiliensis, ma da Guayaule, arbusto a rapida crescita che richiede poca acqua e nessuna irrorazione di pesticidi, coltivabile anche sulle sponde del Mediterraneo. Versalis ha siglato una partnership con Yulex per avviare un impianto di estrazione in Sud Europa e un accordo di ricerca con Pirelli, della durata di tre anni, per valutare le applicazioni negli pneumatici. La gomma ricavata da guayaule è anche ipoallergenica, quindi suscettibile di applicazioni in ambito medicale.
Rientra in questo filone, come nel terzo - che prevede una maggiore presenza sui mercati emergenti - la creazione di joint venture in Corea del Sud con Lotte Chemical e in Malesia con Petronas. L'obiettivo è costruire nuovi impianti per elastomeri sfruttando la tecnologia di processo della società italiana (oggi Versalis tende a concedere licenze legate alla partecipazione nel progetto). In Corea la produzione del nuovo impianto partirà nel 2015 con una previsione di vendite, a regime, per 500 milioni di dollari l'anno sul mercato locale, oltre che in Cina e Giappone. In Malesia, la produzione sarà avviata alla fine del 2017, con vendite stimate in 700 milioni di dollari; in questo caso i mercati di riferimento sono quelli del Sudest asiatico.
Per la commercializzazione delle nuove produzioni asiatiche, Versalis ha aperto un quartier generale a Shanghai e sta costituendo una rete comerciale dedicata.
Risultati attesi. Il piano di rilancio di Versalis comporterà investimenti per circa due miliardi di euro, modulati negli anni per garantire la sostenibilità finanziaria del progetto; il 75% sarà destinato alla crescita del gruppo, il resto alla messa sicurezza e ottimizzazione delle produzioni esistenti.
L'obiettivo, come detto, è incrementare l'Ebit di 500 milioni di euro entro il 2017-2018, per riportarlo positivo per 300 milioni, comprendendo anche i contributi delle joint-venture. Al termine del processo, il fatturato delle commodities scenderà di un quarto, da 4,4 a 3,3 miliardi di euro, mentre quello delle specialità (elastomeri, stireniche, chimica verde) salirà del 75% da 2 a 3,5 miliardi. Nel complesso il fatturato salirà quindi da 6,4 a 6,8 miliardi di euro.
Il tutto, ha assicurato Ferrari, senza ripercussioni occupazionali né sociali. Viste le politiche industriali di altri grandi colossi della chimica, la fuga degli investitori e la crisi occupazionale che attanaglia il nostro paese, quest'ultimo dettaglio non è affatto marginale.
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