10 ottobre 2016 07:59
Se la chimica europea teme una perdita di produttività e il lento declino a favore di aree emergenti o riemergenti come la Cina e gli Stati Uniti (leggi articolo), stimando di chiudere il 2016 con la produzione ai livelli dell’anno scorso (+0,5%), la chimica italiana può vantare performance leggermente superiori, ma soffre delle stesse debolezze.
“Anche da noi le incertezze sul contesto economico e politico internazionale e sul petrolio stanno giocando negativamente, mantenendo bassi i livelli di domanda e ancora immutata la frammentarietà degli acquisti che ha caratterizzato tutta la lunga crisi”, ha commentato il Presidente di Federchimica Cesare Puccioni (nella foto) a margine dell’Assemblea generale di Cefic, tenutasi nei giorni scorsi a Firenze.
Secondo la federazione dell’industria chimica italiana, infatti, il positivo andamento delle esportazioni e la sostanziale tenuta dei livelli di domanda interna, hanno permesso di veder crescere i livelli produttivi dell’1,5% nella prima parte dell’anno. “Ma il 2016 è destinato a chiudersi senza ulteriori miglioramenti".
“La crescita dell’export della chimica in Italia risulta essere tra le migliori nel confronto con i principali produttori europei - ha aggiunto Puccioni -. In particolare, i settori della chimica fine e specialistica mostrano un surplus commerciale in continua espansione e che nel 2015 ha raggiunto quasi i 2,8 miliardi di euro”. Un risultato che viene imputato al maggior contenuto tecnologico dei prodotti chimici, grazie ad un’innovazione sempre più basata sulla ricerca anche in moltissime PMI.
La chimica vanta, nel nostro paese, performance superiori a quelli dell’industria nel suo complesso. Un indicatore sintetico di competitività elaborato dall’Istat - segnala Federchimica -, pone la chimica in cima alla classifica per rapporto tra produttività e costo del lavoro, reddittività, propensione all’export e quota di imprese innovative.
“Siamo un settore virtuoso, dal punto di vista della sostenibilità, oltre che nell’innovazione e nei continui investimenti in ricerca e sviluppo - ha concluso Puccioni - Per le sue caratteristiche di complessità l’industria chimica deve, però, poter operare con un quadro di riferimento il più possibile certo nelle normative e nella loro applicazione. Questa necessità è ora ancora più necessaria per l’instabilità del quadro politico ed economico, anche a livello mondiale”.
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