5 giugno 2018 10:44

La chimica sta bene, ma le nubi che si addensano in Europa e oltreoceano, con i rigurgiti di protezionismo e nazionalismo, creano incertezza e rischiano di frenare la crescita dell’economia. Il sentiment degli industriali del settore è stato espresso ieri da Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica, nel corso dell’Assemblea annuale della federazione, tenutasi a pochi giorni dalla formazione del nuovo governo.
TIMORI PER LO SCENARIO POLITICO. A questi temi il presidente di Federchimica ha dedicato l’apertura del suo intervento: “Le fragilità create dalla crisi sono state meglio capite e interpretate da leader e movimenti che vengono chiamati, di volta in volta, populisti o sovranisti e che si presentano con volti e strumenti diversi: i dazi e l’idea di America First negli Stati Uniti, i vincoli alla circolazione delle persone a seguito della Brexit, la chiusura all’immigrazione nei paesi dell’Est europeo, la richiesta di un sistema di welfare più inclusivo e generoso in Italia”. Secondo Lamberti: “stanno emergendo aspetti che toccano da vicino il mondo industriale e che sono fonte di grande preoccupazione: penso, ad esempio, ad un Governo e ad un Parlamento mossi, ancor più che in passato, da un approccio emotivo e non scientifico alle tematiche della sicurezza, salute e ambiente, orientati a penalizzare inutilmente i settori energivori (come se si potesse fare a meno di essi) e che nel recepire le Direttive europee le rendono più restrittive con il pretesto di volerle migliorare”.
LA CHIMICA TIRA. “L’industria chimica in Italia è vivace, solida, offre lavoro di qualità e investe in innovazione e welfare ben più di altri comparti manifatturieri”, ha quindi aggiunto . Il settore conferma anche quest’anno il trend di crescita (+2% circa), anche dell’export (+4,2%), che riesce a migliorare la buona performance del 2017.
La chimica in Italia vale oggi 55 miliardi di euro, di cui 30 miliardi destinati alle esportazioni, dove l’Europa pesa più del 61%. Senza dimenticare che 20 miliardi di euro, pari a oltre il 35% della produzione totale, sono generati da imprese a capitale estero; queste investono ben 170 milioni in Ricerca e Sviluppo e alcune di esse hanno scelto l’Italia per i loro centri di ricerca d’eccellenza mondiale. “Andando controcorrente, abbiamo voluto oggi dare centralità all’Europa, perchè per noi è un orizzonte e non un confine - ha dichiarato Lamberti -. Abbiamo bisogno di più Europa anche se, certamente, di un’Europa migliore”. “Non esserci - ha sottolineato - significa perdita di competenze, perdita di investimenti e soprattutto perdita di posti di lavoro”. “É evidente, però, che su molte politiche, per noi quelle industriali, ambientali, energetiche e di sicurezza del prodotto. l’Unione Europea debba compiere un salto di qualità”.
TRAINO DEL MADE IN ITALY. L’industria chimica rappresenta oggi, secondo il Presidente di Federchimica, una delle punte avanzate del Made in Italy - È tra i primi tre settori elencati dall’Istat nel suo Indice di Competitività, che calcola la capacità di crescita nel medio periodo nel mercato globale, nonché la possibilità di offrire occupazione di qualità. Inoltre, le statistiche sulle sofferenze bancarie (4% rispetto alla media del 20%) indicano che il comparto è il settore più virtuoso.
Per diventare polo di attrazione per nuovi investimenti e proseguire il deciso percorso di crescita degli ultimi anni serve però un cambio di passo. Secondo Lamberti, occorre superare i fattori atavicamente nemici dell’industria e dell’industria chimica in particolare: tempi lunghissimi per le autorizzazioni ; un quadro giuridico complesso, che genera incertezza, specie quando le decisioni vengono assunte più sulla scorta dell’emozione che dei riscontri scientifici; un quadro normativo ancora da semplificare, per rendere più snelli gli iter amministrativi e le procedure autorizzative.
RIGURGITO DI ANTI SCIENZA. Il presidente di Federchimica ha quindi lamentato il rigurgito anti-scientifico che permea non solo i cittadini, ma talvolta anche le istituzioni nazionali ed europee, citando come esempio l’uso smodato del Principio di Precauzione per dimostrare di essere “dalla parte della gente” e non subalterni all’industria. “Se prendiamo in considerazione alcuni recenti atti normativi approvati dalle Istituzioni europee, è facile notare come molti emendamenti (purtroppo approvati) non tengano alcun conto dei pareri scientifici dati dalle Agenzie comunitarie, come l’ECHA per la Chimica o l’EFSA per l’Alimentare - ha affermato Lamberti -. Deve cessare questo rigurgito anti-scienza, che spesso si declina con misure quasi irresponsabili, come quelle assunte sugli OGM o sugli agrofarmaci e su molti altri nostri prodotti. I rigorosi processi stabiliti dalle norme europee devono tutelare non solo la salute e l’ambiente, ma anche le imprese che hanno investito ingenti risorse per rispettarli e per dimostrare la sicurezza e la validità dei loro prodotti”.
AMBIENTALISMO DEL SÌ. “La sostenibilità vera, quella che crea, mantiene e manterrà il benessere diffuso, ha bisogno di industria, soprattutto di quella difficile da realizzare, difficile da imitare, basata sulla scienza e sulla tecnologia, su impianti complessi e sicuri, su risorse umane qualificate e continuamente formate”, ha affermato il Presidente di Federchimica, che ha poi rimarcato il ruolo fondamentale delle Istituzioni nel perseguimento della sostenibilità: “Dopo decenni di sviluppo della cultura ambientale, l’Italia ha bisogno di un ‘ambientalismo del sì’, ovvero, di Istituzioni che sappiano anche dire sì, non solo no. La sostenibilità vera si costruisce con l’impegno congiunto di Istituzioni e imprese, con investimenti complessi che danno ritorni nel lungo periodo e che hanno bisogno di tempi brevi e certi per essere realizzati”. “Avere un quadro di riferimento chiaro è ancora più imprescindibile per un settore dove, purtroppo, le emozioni spesso dettano le priorità e i pareri scientifici restano inascoltati”.
SEMPLIFICAZIONE E BUROCRAZIA. Nel corso del suo intervento, Lamberti ha ribadito - come nel corso degli anni altri presidenti di Federchimica - la necessità di una semplificazione normativa e burocratica, citando come esempio virtuoso la collaborazione con Inail. Alle imprese servono tempi brevi, ma soprattutto certi, per ottenere le autorizzazioni: “In altri Paesi in pochi mesi si ottiene l’autorizzazione per un nuovo impianto chimico, in Italia questo processo richiede anni, in molti casi lustri - ha dichiarato -. Anche il rinnovo delle autorizzazioni non è una procedura facile: in Lombardia le imprese del settore hanno segnalato un tempo medio per ottenere il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di circa due anni e mezzo e si arriva a casi in cui il procedimento per il rinnovo si protrae oltre i 4 o 5 anni, procedimento per il quale la normativa prevede la conclusione al massimo entro 240 giorni”.
Lamberti ha voluto ribadire che la chimica non chiede meno controlli, ma li vuole “più efficienti, coordinati e uniformi su scala nazionale”. “Non vogliamo oneri tariffari più bassi per i processi di autorizzazione, ma vogliamo tempi certi - ha detto -; non vogliamo una Pubblica Amministrazione assente e lontana, la vogliamo che conosca i nostri stabilimenti e partecipe di uno sviluppo che fa il bene di tutti. Soprattutto vogliamo una Pubblica Amministrazione competente e autorevole, capace di affiancare con passione le nostre progettualità, capace di riconoscere e premiare l’impegno degli imprenditori seri (la maggior parte) e correggere e sanzionare quelli meno seri (fortunatamente pochi). Una Pubblica Amministrazione autorevole che sappia portare con forza l’interesse del nostro Paese anche sui tavoli comunitari”.
FAKE NEWS. Nella sua relazione, Lamberti ha anche accennato al tema delle ‘fake news’, dove l’industria chimica è uno dei bersagli preferiti e lo è da tempo, prima che il fenomeno diventasse di attualità. “Il terreno di confronto è sempre più il web con linguaggi nuovi, più facilmente comprensibili, mantenendo, però, il rigore scientifico necessario - ha affermato il Presidente di Federchimica -. Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica a diffidare dei contenuti urlati, allarmistici e di approfondire il messaggio e analizzare la fonte che lo diffonde”.
CONTRATTO DI LAVORO. In chiusura, Lamberti ha toccato il tema delle relazioni industriali, la cui qualità rappresenta per il settore un fattore di competitività. “Lo è perchè garantisce al settore pace sociale e un clima utile ad un costruttivo confronto, sia a livello nazionale sia a livello aziendale, fondamentale per indirizzare e governare il cambiamento e cogliere, in modo innovativo e adeguato, le esigenze delle imprese e dei lavoratori".
Lamberti ha quindi sottolineato il ruolo del Contratto di lavoro - quest’anno al rinnovo - sui temi della Responsabilità sociale e del Welfare e in particolare quello sul versante della Sicurezza. “Nel nostro sistema il ruolo del CCNL è stato fondamentale e potrà certamente ancora esserlo, ma dovremo mantenere e, se possibile, rafforzare la sua credibilità, la sua conoscenza, la sua esigibilità, la sua autorevolezza, la sua capacità di essere uno strumento utile. Dovrà contribuire a cogliere gli obiettivi centrali richiamati nel Patto per la fabbrica condiviso a livello confederale: produttività, crescita, occupazione, sviluppo sostenibile; sono già una realtà per Federchimica che possono, però, essere ulteriormente potenziati”.
AUGURI AL NUOVO GOVERNO. Lamberti ha concluso il suo intervento con un augurio di buon lavoro al nuovo Governo e al nuovo Parlamento. “Proprio perchè il ruolo delle Istituzioni nella ricerca del bene comune è quello di conciliare il più possibile l’interesse individuale e l’interesse collettivo, Federchimica offre a loro l’impegno e le competenze sue e delle sue imprese per raggiungere obiettivi concreti e sostenibili - ha affermato -. La situazione è difficile e il futuro denso di cambiamenti; è necessario affrontarli con uno sforzo comune, valorizzando quello che ognuno può dare e io sono convinto che il nostro sistema può dare molto al Paese”.
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