27 ottobre 2025 14:04
Toni preoccupati, ma non apocalittici, all'Assemblea di Federchimica, tenutasi questa mattina a Milano.
Nella sua relazione, il presidente dei chimici italiani, Francesco Buzzella (nella foto), non ha celato le difficoltà del settore - con produzione ed export in territorio negativo anche quest'anno -, ma ha ricordato anche il contributo positivo della chimica sotto il profilo economico, sociale e ambientale.
Con 65 miliardi di euro di fatturato nel 2024 - ha dichiarato il presidente di Federchimica -, la chimica è la quinta industria del Paese e il terzo produttore europeo, con più di 2.800 imprese, soprattutto PMI, e 113.000 addetti, uno su quattro laureato.
Una presenza discreta, ma pervasiva: la chimica è presente nel 95% dei manufatti e ha un effetto pervasivo e moltiplicatore su tutta l’economia: ogni 100 euro di valore aggiunto nella chimica ne attivano ulteriori 232 lungo tutte le filiere.
Un approccio lontano dagli allarmismi che si riscontra anche nel titolo dell'Assemblea di quest'anno: "La chimica dei valori. Pensiero scientifico, ambiente, società al centro dell’industria delle industrie".
Ciò non significa che il settore sia in salute, anzi: quest'anno la produzione dovrebbe calare del -1,5% rispetto al 2024, chiudendo così il quarto anno consecutivo con il segno meno davanti, e per il 2026 non si va oltre un misero +0,5%. Nei primi otto mesi dell'anno, infatti, la produzione chimica ha segnato un calo pari al -1,7% su base annua, nonostante un anticipo degli acquisti in vista dei dazi, mentre l'export è risultato sotto del -0,8%.
Una debolezza che coinvolge tutta la chimica europea.
Cefic, l’associazione europea delle aziende chimiche, ritiene a rischio chiusura 350 complessi industriali chimici nei prossimi quattro anni, con la perdita di 200.000 posti di lavoro diretti e 15 miliardi di euro di valore aggiunto.
“A stravolgere il paradigma delle consolidate sicurezze europee provvedono anche Stati Uniti e Cina - ha spiegato Buzzella -. Da un lato la nuova ondata di protezionismo americano, con i dazi che incidono in maniera consistente sul nostro settore da sempre caratterizzato da una forte internazionalizzazione".
Su un export settoriale di oltre 40 miliardi di euro, gli Stati Uniti rappresentano il quarto mercato di destinazione, con una quota del 7%.
"Dall’altro, la sovracapacità produttiva della Cina che opera in un contesto tale da beneficiare di una asimmetria competitiva, tanto che dal 2021 ai primi otto mesi del 2025 la quota cinese sull’import italiano di chimica è passata dal 6 al 17%”.
Tra gli aspetti più critici, oltre a dazi e concorrenza asiatica, il presidente di Federchimica ha citato anche normative ambientali punitive, iper-regolamentazione e burocrazia, "Target europei, spesso irrealistici in termini di tempistiche di realizzazione e di tecnologie ancora non disponibili o economicamente non sostenibili, stanno compromettendo il nostro lavoro", ha dichiarato. "È quindi necessario riportare l’industria al centro. E la chimica è al centro dell’industria".
Tre le priorità evidenziate da Buzzella: la prima è quella dell’energia, da affrontare con pragmatismo; quindi c'è il tema del Green Deal: "Con l’attuale legislatura, prendiamo atto che alcune delle istanze portate avanti dall’industria sembrano essere state prese in considerazione, ma le misure correttive sono ancora del tutto insufficienti e permangono molte contraddizioni", ha spiegato.
La riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 porterà molte aziende a scegliere tra chiudere gli impianti di produzione, oppure delocalizzarli fuori dall’Europa; una scelta che non potranno però fare le piccole e medie aziende.
La terza priorità è la semplificazione, da sempre assillo di Federchimica, che riguarda sia le procedure nazionali che quelle europee. "I tempi di autorizzazione per impianti e prodotti pongono spesso la nostra industria fuori dalla competizione rispetto al mercato europeo e internazionale e riducono l’attrattività degli investimenti nel Paese - ha affermato -. Serve un quadro normativo che sappia accompagnare la trasformazione industriale e ambientale con strumenti semplici, chiari e accessibili".
“Oggi ci troviamo davanti a una duplice esigenza: presidiare la realtà e inventarsi il domani - ha concluso il suo intervento il Presidente di Federchimica -. Per farlo occorre essere consapevolmente soggetti di movimento che sappiano interpretare le incertezze e cogliere anche le opportunità, individuando le risposte necessarie per l’oggi, ma anche quelle per il prossimo domani". "Investire oggi con coraggio significa costruire il nostro domani, sul piano aziendale, istituzionale e personale”.
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