9 gennaio 2026 10:14
Il progetto di ricerca tedesco Zirk-Tex, che vede capofila il Fraunhofer Cluster of Excellence Circular Plastics Economy (CCPE), sta studiando come utilizzare plastiche riciclate e bioplastiche per ricavare fibre, non-tessuti e film destinati alla produzione di membrane sottocopertura e geosintetici.
Il primo filone riguarda l'impiego di plastiche riciclate da flussi di rifiuti finora inutilizzati, a base di polipropilene e PET, per produrre film, non tessuti e fibre di alta qualità, ulteriormente trasformabili in membrane sottocopertura.
"Stampare a iniezione componenti con plastiche riciclate è relativamente semplice - sostiene Evgueni Tarkhanov, ricercatore al Fraunhofer IAP, uno dei laboratori che fanno parte del cluster CCPE -. È invece molto più impegnativo utilizzarli per produrre manufatti tessili, come i non tessuti per membrane sottocopertura, poiché i processi di formazione dei filamenti impongono ai riciclati requisiti estremamente elevati".
"La stabilità di processo è assolutamente cruciale - aggiunge -. Anche piccole quantità di impurità o di polimeri estranei causano difetti nel filamento estruso, aumentando la probabilità di rotture durante la lavorazione. La sostituzione dei fasci di filamenti sulle guide dei fili richiede tempo e può comportare fermate delle linee produttive, con costi considerevoli".
I ricercatori tedeschi hanno valutato il potenziale di due processi di riciclo: la frazione PET è stata sottoposta a glicolisi, un processo di riciclo chimico seguito da ripolimerizzazione, mentre frazioni PP e PET sono state entrambe recuperate con un processo di riciclo basato su solvente seguito da una fase di purificazione.
I residui di entrambi i processi sono stati ulteriormente valorizzati tramite pirolisi. L’attività sperimentale è stata accompagnata da una valutazione del ciclo di vita e da un’analisi dei flussi di materia dei flussi disponibili.
Per quanto concerne la glicolisi del PET in BHET, condotta presso il Fraunhofer ICT, i ricercatori hanno utilizzato vaschette in PET contenenti il 13% di impurità. Il BHET è stato poi nuovamente polimerizzato in rPET presso il Fraunhofer IAP ed estruso in un filato con 48 filamenti.
I ricercatori hanno poi dimostrato che la stessa frazione PET può essere riciclata anche con solvente, ottenendo fibre da PP e da PET per la produzione di non tessuti e, nel caso del PP, anche per la produzione di membrane.
Grazie al processo di riciclo basato su solvente sviluppato da Fraunhofer IVV, il team di ricerca è riuscito a separare il polipropilene da polimeri indesiderati e additivi, ottenendo un materiale pressoché privo di contaminanti. Il flusso in ingresso conteneva inizialmente il 33% di PP e il 67% di plastiche estranee. Dopo il trattamento, il polietilene (PE) è risultato l’unico polimero indesiderato presente in quantità significativa, con una quota inferiore al 2%. L’rPP così recuperato è stato estruso in un multifilamento presso il Fraunhofer IAP.
Nel secondo filone di ricerca, dedicato ai biopolimeri, i ricercatori sono riusciti a ottenere fibre partendo da acido polilattico (PLA) e polibutilene succinato (PBS), per produrre geotessili dotati di degradazione controllabile in ambiente, con vita utile inferiore ai dieci anni. Materiali che possono essere destinati alla stabilizzazione temporanea di rilevati e sponde fluviali, oppure nella realizzazione di piste di accesso ai cantieri.
Per valutare la biodegradabilità, i partner di progetto hanno stoccato fibre di due tipologie di PBS e tre tipologie di PLA per 25 settimane presso il Fraunhofer Umsicht a 40°C e 90% di umidità relativa in suolo umido. Grazie ad additivi sviluppati dal Fraunhofer LBF, i ricercatori sono riusciti a controllare l’innesco e l’avanzamento della degradazione delle fibre in PLA e PBS, accelerandola in modo significativo — come dimostrato dalle prove di degradazione — pur mantenendo in larga misura le proprietà dei materiali fino all’avvio della degradazione.
"Con PLA e PBS siamo riusciti a produrre fibre con comportamento di degradazione controllato e regolabile - afferma Christian Schütz, ricercatore al Fraunhofer LBF e responsabile del progetto -. I test di ecotossicità condotti dal Fraunhofer IME non hanno rilevato effetti avversi. I nostri risultati offrono una prospettiva di sviluppo concreta per l’uso dei geotessili in applicazioni reali, che intendiamo ora portare avanti in collaborazione con partner industriali".
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Rebranding strategico nel settore dei masterbatch, parte dello Strategic Plan 2030 del gruppo Hexpol.
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