17 luglio 2025 11:58
Il Chemical Industry Action Plan lanciato dalla Commissione europea nei giorni scorsi (leggi articolo) per far fronte alla crisi dell'industria chimica europea non sembra entusiasmare il gruppo britannico Ineos, che - peraltro - è alle prese con uno dei maggiori investimenti nella chimica del vecchio continente: il Project One (leggi articolo).
Si dice infatti deluso il Direttore Corporate Affairs di Ineos, Tom Crotty (nella foto): "Il Piano arriva tardi e non è sufficiente. Non affronta i reali problemi del settore, mentre Stati Uniti e Cina si stanno rapidamente impossessando delle chiavi della nostra base industriale. L’Europa discute, loro agiscono, ed è per questo che investimenti, innovazione e posti di lavoro stanno facendo le valigie per andare altrove".
Secondo Crotty, il Chemical Industry Action Plan non affronta due delle più urgenti minacce alla sopravvivenza dell'ecosistema europeo della chimica: l’elevato costo del gas e l’escalation degli ioneri legati alle emissioni di carbonio.
"Senza un’azione urgente e coraggiosa in questi ambiti, la competitività europea continuerà a erodersi", sostiene.
A supporto di questa tesi, cita il petrolchimico di Colonia, in Germania: "rispetto agli Stati Uniti, la nostra bolletta del gas è più alta di 100 milioni di euro, l’elettricità costa 40 milioni in più e i costi per le emissioni di carbonio si avviano verso i 100 milioni annui." Si fa presto a fare i conti: "sono 240 milioni di costi aggiuntivi ogni anno, solo per operare in Europa".
Negli ultimi due anni - ricorda il manager della Ineos -, oltre 20 impianti chimici hanno chiuso in tutto il continente. Andando avanti così, l'Europa è destinata ad affrontare una deindustrializzazione accelerata, perdendo competenze, indebolendo le catene di approvvigionamento e spostando all’estero emissioni e posti di lavoro.
"All’Europa serve più dell’ambizione: servono azioni - conclude Crotty -. La riduzione immediata del prezzo del gas e l’azzeramento dei costi del carbonio devono essere i prossimi passi se vogliamo davvero mantenere un’industria chimica in Europa".
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